Quella volta in mezzo al Blitz

Una volta ci sono finito pure io in mezzo ad un blitz della finanza. Qualche anno fa infatti ebbi l’ardire di recarmi in una famosa località termale toscana con una modesta Clio in compagnia di fratello e ragazza. Prendemmo una camera matrimoniale con lettino aggiunto al piano superiore di una specie di locanda. L’indomani mattina in una desertica giornata di agosto entrammo in un umile negozio di alimentari per comprare due schiacciatine. Dopo aver dato fondo alle nostre finanze uscimmo dal negozio attraverso una vecchia tendina e ci incamminammo verso la macchina. Per la prima volta provai quella sensazione di essere seguito che fa girare di scatto i protagonisti dei thriller, o gli fa accelerare il passo. Dietro di noi, in fondo alla stradina che avevamo imboccato, camminava un uomo sospetto. Facemmo finta di niente e continuammo a camminare. Dopo qualche decina di metri però ci aveva raggiunto.

- ragazzi, mi fate vedere lo scontrino – chiese con voce ferma, l’aria seria e senza neanche dire buongiorno.

Non ricordavo neanche se ce lo avevano fatto lo scontrino, ma presi il portafoglio, perché li scontrini li metto sempre nel portafoglio, che poi ogni tanto mi tocca svuotarlo perché non riesco più a trovarci neanche i soldi. È anche un po’ romantico aprirlo e vedere tutti quegli scontrini. Sembrano le anime dei pezzi da 5 da 10 e da 20 che se ne sono andati.

Comunque quella volta lo scontrino c’era, il finanziere in borghese tornò probabilmente al suo appostamento e noi ce ne tornammo alla macchina. Sarà stato il 2003 e al governo c’era, pensate, Berlusconi che con la sua feroce lotta all’evasione quella volta ci aveva quasi incastrato. Il giorno dopo però non c’erano i titoli sul Corriere e Repubblica per i blitz a Rapolano terme.

Oggi invece, anno 2012, gli italiani hanno scoperto questa cosa nuova: i controlli. Li chiamano blitz e tu ti immagini il finanziere che entra buttando giù la porta a calci mentre due file di soldati in tenuta antisommossa armati fino ai denti si gettano nel locale bloccando tutte le uscite, minacciando i clienti e portando il titolare con la forza al registratore di cassa puntandogli una pistola alla tempia imperlata di sudore.

In realtà si tratta di agenti che vanno in giro a chiedere di vedere gli scontrini vestiti come normalissime persone o con la classica divisa a giacchetta. Li chiamano blitz solo perché ormai i giornali e i telegiornali hanno comprato il format da fox crime. Ormai parliamo tutti così. Ho fatto un blitz in bagno. Ho assaltato il frigo. Ho teso un imboscata al divano.

E gli esercenti si sentono come i noglobal nella Diaz. Il bello è che durante questi blitz gli agenti mica imbracciano il mitra, a differenza del carabiniere che ti ferma per chiederti la patente perché si sta annoiando al posto di blocco o che presidia la piazza per difenderla dai temutissimi bonghi, al massimo hanno una penna. Però lo capisco che siano un po’ scossi, non ci sono abituati, sono persone a modo per lo più, anche sensibili. Che infatti si sentono criminalizzati. Che pare brutto il finanziere che ti chieda di vedere gli scontrini proprio mentre sei aperto, con i clienti li presenti.

È noto infatti che i controlli andrebbero fatti quando non c’è niente da controllare. Come quando prendi un ragazzino che sta seduto davanti ai giardini della scuola, lo rincorri lo sbatti a terra, lo meni, poi lo porti in centrale e ti ci fai le foto per “controllare” se fa lo spacciatore. O come quando prendi una ragazza che se ne sta seduta davanti alla chiesa e la sbatti in cella per “controllare” se fa la prostituta. Quelli si che sono controlli.

 


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