Suicidi da prima pagina

maggio 9th, 2012

Ci avete fatto caso? Non si parla più di sicurezza. Da un pezzo. Ora il tema è la crisi. Il bello è che quando sui giornali si scriveva solo di morti ammazzati, stupri e immigrazione, quelli come me si chiedevano com’era che non si parlasse dei veri problemi della gente, tipo la mancanza di lavoro, le tasse, le imprese che chiudono. Qualcuno pensava pure che fosse tutto un complotto dei politici intrallazzati coi media. Sapete la solita storia delle armi di distrazione di massa. Oggi invece non si parla d’altro, ma dovremmo esserne soddisfatti? Non credo, visto che le modalità con le quali se ne parla ricalcano quelle con cui si parlava dell’insicurezza in città.

Un esempio sono i suicidi per motivi economici. Era un pezzo che ne volevo scrivere, ma non riuscivo a trovare dati aggiornati. Ci hanno pensato su Wired. Così si scopre che i suicidi per motivi economici, oltre ad essere una percentuale molto piccola del totale dei suicidi, sono di più quelli che si ammazzano per amore, come sospettavo non sono neanche in crescita. Quello che è in crescita è invece il numero di titoli che questi suicidi ottengono sui giornali. Un po’ com’era per gli omicidi. Nonostante fossero in calo leggendo i giornali o guardando i tg è sembrato di vivere nel far west. Poi all’improvviso si è smesso di parlarne e non certo perché sia stato risolto definitivamente il problema degli omicidi o della criminalità. Con i suicidi succederà lo stesso. Si smetterà di parlarne, ma le persone continueranno a non trovare lavoro, a fare debiti, a fallire e ad uccidersi.

Perché allora oggi se ne parla? Perché si è scoperto che fa notizia. Suscita dibattito. Il politico contrario al governo lo strumentalizzerà per dire che Monti ci sta portando all’esasperazione, il sostenitore di Monti (o Monti stesso) per sostenere proprio la necessità delle politiche di austerità del governo. Così il giorno dopo un nuovo suicidio per motivi economici sarà sempre una notizia e si inserirà perfettamente in una prima pagina di qualsiasi giornale, a differenza di un suicidio per questioni amorose o di un suicidio di una persona malata o anziana.

 

Fatti governare da loro

aprile 13th, 2012

I partiti politici c’hanno solo il 4% di consenso. Che felicità. Ce lo ripete gongolando il direttore di tg per anni sponsorizzato dai partiti, ce lo dice il sociologo da allevamento intensivo nel salotto televisivo, ci scherza su il comico satirico qualunquista, così poi lo senti ripetere da quello incazzato sul tram o al mercato, te lo dice l’indignato e il comunista e pure Vichi de Casa Pound. Tutti contenti. Un solo dubbio. L’istituzione che ottiene il consenso maggiore rimane l’Arma dei Carabinieri col 75,8% seguita a ruota dalla Polizia di Stato col 71,7%. Che si fa? Ci facciamo governare da loro?

 

Quella volta in mezzo al Blitz

gennaio 31st, 2012

Una volta ci sono finito pure io in mezzo ad un blitz della finanza. Qualche anno fa infatti ebbi l’ardire di recarmi in una famosa località termale toscana con una modesta Clio in compagnia di fratello e ragazza. Prendemmo una camera matrimoniale con lettino aggiunto al piano superiore di una specie di locanda. L’indomani mattina in una desertica giornata di agosto entrammo in un umile negozio di alimentari per comprare due schiacciatine. Dopo aver dato fondo alle nostre finanze uscimmo dal negozio attraverso una vecchia tendina e ci incamminammo verso la macchina. Per la prima volta provai quella sensazione di essere seguito che fa girare di scatto i protagonisti dei thriller, o gli fa accelerare il passo. Dietro di noi, in fondo alla stradina che avevamo imboccato, camminava un uomo sospetto. Facemmo finta di niente e continuammo a camminare. Dopo qualche decina di metri però ci aveva raggiunto.

- ragazzi, mi fate vedere lo scontrino – chiese con voce ferma, l’aria seria e senza neanche dire buongiorno.

Non ricordavo neanche se ce lo avevano fatto lo scontrino, ma presi il portafoglio, perché li scontrini li metto sempre nel portafoglio, che poi ogni tanto mi tocca svuotarlo perché non riesco più a trovarci neanche i soldi. È anche un po’ romantico aprirlo e vedere tutti quegli scontrini. Sembrano le anime dei pezzi da 5 da 10 e da 20 che se ne sono andati.

Comunque quella volta lo scontrino c’era, il finanziere in borghese tornò probabilmente al suo appostamento e noi ce ne tornammo alla macchina. Sarà stato il 2003 e al governo c’era, pensate, Berlusconi che con la sua feroce lotta all’evasione quella volta ci aveva quasi incastrato. Il giorno dopo però non c’erano i titoli sul Corriere e Repubblica per i blitz a Rapolano terme.

Oggi invece, anno 2012, gli italiani hanno scoperto questa cosa nuova: i controlli. Li chiamano blitz e tu ti immagini il finanziere che entra buttando giù la porta a calci mentre due file di soldati in tenuta antisommossa armati fino ai denti si gettano nel locale bloccando tutte le uscite, minacciando i clienti e portando il titolare con la forza al registratore di cassa puntandogli una pistola alla tempia imperlata di sudore.

In realtà si tratta di agenti che vanno in giro a chiedere di vedere gli scontrini vestiti come normalissime persone o con la classica divisa a giacchetta. Li chiamano blitz solo perché ormai i giornali e i telegiornali hanno comprato il format da fox crime. Ormai parliamo tutti così. Ho fatto un blitz in bagno. Ho assaltato il frigo. Ho teso un imboscata al divano.

E gli esercenti si sentono come i noglobal nella Diaz. Il bello è che durante questi blitz gli agenti mica imbracciano il mitra, a differenza del carabiniere che ti ferma per chiederti la patente perché si sta annoiando al posto di blocco o che presidia la piazza per difenderla dai temutissimi bonghi, al massimo hanno una penna. Però lo capisco che siano un po’ scossi, non ci sono abituati, sono persone a modo per lo più, anche sensibili. Che infatti si sentono criminalizzati. Che pare brutto il finanziere che ti chieda di vedere gli scontrini proprio mentre sei aperto, con i clienti li presenti.

È noto infatti che i controlli andrebbero fatti quando non c’è niente da controllare. Come quando prendi un ragazzino che sta seduto davanti ai giardini della scuola, lo rincorri lo sbatti a terra, lo meni, poi lo porti in centrale e ti ci fai le foto per “controllare” se fa lo spacciatore. O come quando prendi una ragazza che se ne sta seduta davanti alla chiesa e la sbatti in cella per “controllare” se fa la prostituta. Quelli si che sono controlli.

 

Beppe Grillo guida il Taxi

gennaio 23rd, 2012

Com’era prevedibile alla fine nessuno vedrà toccati i suoi privilegi, anche perché ognuno ha trovato i propri difensori, il più bizzarro dei quali è senz’altro Beppe Grillo. Eppure io non avevo dubbi che Grillo si sarebbe schierato con i tassisti (e con i notai, gli avvocati e i farmacisti), è più forte di lui. Eppure iniziava bene  il suo post sull’argomento dicendo che

Il lavoro in Italia si compra.

Non sembrava infatti che lo dicesse come se questo fosse un punto a favore del sistema Italia. È normale che il lavoro si debba comprare? No, non lo è, eppure lui non chiede che non sia più così anzi, si schiera con i tassisti, ma anche con i notai, gli avvocati e farmacisti chiedendo che resti tutto così com’è. Perché?

E’ un lavoro che si sono comprati con i loro soldi, non attraverso raccomandazioni, conoscenze, leccate di culo.

E che differenza fa? La licenza del taxi, come le altre, non è un investimento, come sostiene il comico. Investimento può essere considerato l’acquisto della macchina (e un corso di buone maniere), non la licenza. Con l’acquisto della licenza i tassisti si assicurano il privilegio di impedire agli altri di fare quel mestiere. Che il sistema fosse quello non significa che fosse giusto.

Lo so da me che tra i tassisti non ci sono milionari, che sono persone normali con una famiglia da mantenere, ma a Grillo non viene in mente che invece dare la possibilità di lavorare anche a chi 200.000 euro per comprare la licenza non ce li ha sia un passo avanti? Certo che andrebbero studiate forme per rimborsare almeno in parte chi detiene una licenza, ma i tassisti stanno chiedendo questo? Non mi pare.

Sarebbe giusto se da domani fosse necessaria una licenza per aprire un blog? Che chi vuole aprire un nuovo blog debba pagare 200.000 euro? Sai ce ne sono già troppi e per permettere un servizio di livello non si può permettere a chiunque di arrivare e aprirne uno.

E la rivoluzione? Già è vero, bisogna cominciare dai politici.

Ma se è giusto che il lavoro si compri e quei 100.000 euro sono un investimento allora anche i 100.000 euro che un parlamentare ha sborsato per essere eletto sono un investimento e se si vuole che tutti possano diventare parlamentari, vanno prima rimborsati.

Stando così le cose i politici difenderanno i privilegi di tassisti, notai, farmacisti e avvocati e questi difenderanno i privilegi dei politici, come è stato finora e come sta accadendo di nuovo. Una corporazione salva l’altra e tutte insieme ce lo mettono nel culo. Il tassista, il farmacista, il notaio, avendo fatti salvi i loro privilegi grazie a questa classe politica (come le banche) non scenderanno certo in piazza per rimuoverla, altrimenti chi li difenderà dopo? Non risulta infatti che i provvedimenti del governo abbiano riformato niente. Qualche licenza in più qua e la. D’altra parte, nonostante tutto, i sindaci, da Alemanno a Renzi erano tutti con i tassisti, e nessun leader politico si è fatto scappare neanche una parola sul tema. Tutti a parlare di “liberalizzazioni” restando molto vaghi sul cosa e sul chi.

Quindi Grillo può stare tranquillo, nessuno tocca nessuno e tutto andrà avanti come prima, come in tutte le buone famiglie mafiose. Niente rivoluzione.

Tragedia e pregiudizio

gennaio 19th, 2012

Il pregiudizio ha la capacità di resistere anche alla prova dei fatti. La tragedia della Costa Concordia ne è l’esempio. Girano già in rete e fuori commenti  e battute sulle origini napoletane di Schettino. Oggi una lettera con le parole “Il Comandante Schettino è il solito terrone incapace” è stata recapitata al comune nel quale il Comandante è residente. Per qualcuno dunque Schettino è più napoletano o terrone che italiano, ma che differenza fa? Che differenza c’è tra il dire che Schettino è italiota o che Schettino è un terrone incapace? Probabilmente ne ha per un italiano, ma la differenza sta solo nella misura del perimetro del pregiudizio. Prova ne è il fatto che pure il Comandante della Capitaneria di Porto protagonista della telefonata in cui cazziava Schettino è terrone, ma ovviamente nessuno lo prenderà ad esempio della napoletanità, perché il pregiudizio tenderà a riconoscerlo come l’eccezione che conferma la regola e ad assumere come reale solo lo Schettino che conferma il pregiudizio. Cosi vale anche per l’italianità. Italiano era anche il batterista che ha ceduto il posto nella scialuppa ad un bambino e che ha pagato con la vita questa sua premura, ma il pregiudizio riconoscerà come tipicamente italiano solo lo Schettino che “cade accidentalmente” nella scialuppa.