Il telefono senza fili di Belpietro

dicembre 29th, 2010

Vedi cosa succede a giocare col telefono senza fili, ti perdi le parole e i pezzi di una notizia per strada. Sono esplosi due ordigni artigianali (il famoso lavoro manuale da rivalutare) davanti alla sede della Lega e Belpietro ha scritto tutto un editoriale su un falso attentato a Fini. Se avesse controllato le fonti avrebbe fatto un vero scoop.

La violenza è cacca

dicembre 16th, 2010

La violenza è brutta. Cacca. Pussa via. Un gran numero di “intellettuali” si è esercitato nel dare una forma leggermente più letteraria a questo concetto. Due su tutti, Saviano e Telese. Lo spunto ovviamente è quello degli scontri di martedì avvenuti a Roma durante il voto di fiducia al governo Berlusconi. Ma ci si può spingere un po’ oltre il banale e cercare di capire che succede. Si può andare oltre al rituale di incidenti – strumentalizzazione del governo –  condanna unanime – nessuna comprensione del fenomeno?

Londra brucia, Atene brucia, Roma brucia, Reykjavík brucia, Parigi brucia. E tutto quello che sanno scrivere gli intellettuali de noantri è che la violenza è cacca. Bello sforzo.

Una riflessione sul perché ciò stia avvenendo e si stia diffondendo in tutta Europa sarebbe forse chiedere troppo? Toccherebbe interrogarsi sui meccanismi di rappresentazione e su come questi taglino fuori ogni voce dissonante. Se i partiti perdono la loro funzione di mediazione tra società civile e istituzioni, quale spazio rimane per far sentire la propria voce a chi è già tagliato fuori anche da tutto il resto?

La violenza è cacca. Ma né Saviano né Telese si chiedono quanto sia violento non vedersi rinnovato il contratto dopo 4 anni di apprendistato, quanto sia violento vedersi sottratta ogni prospettiva, quanto sia violento inviare centinaia di curriculum senza ottenere una risposta, quanto sia violento veder passare sulla propria pelle riforme sulle quali non si ha neanche diritto di parola, quanto sia violento vedersi togliere i diritti che i nostri padri hanno avuto. Loro non se lo chiedono perché il diritto di parola lo esercitano dalle colonne dei giornali, dagli studi televisivi, dalle pagine dei libri, dai microfoni di una radio. Non sanno cos’è la frustrazione perché appena hanno qualcosa da dire ce lo vomitano addosso sicuri di essere ascoltati. E se hanno paura di non essere ascoltati ne sparano una un po’ più grossa. Non lo sanno nemmeno quelli del Giornale che si divertono a sfottere chi manifesta (a distanza di sicurezza però) senza rendersi conto che le loro parole sono più violente di una sassata ad un bancomat.

La violenza è cacca. Forse però per arginarla sarebbe necessario comprenderla. Se ci si limita ad inveire contro dei ragazzi di vent’anni senza un futuro da dietro la scrivania della redazione di un giornale o se gli si da un’amichevole pacca sulla spalla da fratello maggiore dicendogli che non capiscono un cazzo non si migliora certo la situazione.

Comici vs Wikileaks

dicembre 6th, 2010

Sono “divertenti” le battute su Assange. Ormai non ce le risparmia nessuno. In televisione funzionano perché la maggior parte del pubblico televisivo pensa che questo sia un alieno venuto sulla terra a dirci che Berlusconi va a puttane. Il provincialismo italico si spinge sempre oltre nuove frontiere. Assange ha un mandato di cattura internazionale ed è ricercato in 188 paesi per non aver usato il preservativo. In realtà lo è per aver rivelato al mondo alcune notizie che non dovevano essere rivelate. Al comico di turno, e anche a qualche giornalista, fa comodo pensare che Assange rischi la vita per sputtanare Berlusconi perché può far leva sul suo pubblico abituale. Ma Assange non fa parte del teatrino di cui siamo soliti ammirare le tristi rappresentazioni. In Italia chi fosse in possesso di tali informazioni se le terrebbe ben strette. Non si sa mai quando possano tornare utili. È per questo che abbiamo la mafia e le stragi senza colpevoli.

La faccia di Wikileaks invece è un pazzo furioso, un anarchico fuori di testa. Sta rischiando la vita e alcuni trovano divertente fare battute sul fatto che abbia scoperto l’acqua calda. Evidentemente quell’acqua è parecchio calda. Cosi calda da bruciare.

Non senza fondamento Assange sta chiedendo le dimissioni di Obama e della Clinton per aver fatto spiare i vertici dell’Onu. Nixon si dimise per aver fatto spiare alcuni membri del Partito Democratico. Questi avrebbero fatto spiare membri dell’Onu. Tanto per capire la differenza. E non è detto che siano le rivelazioni più importanti.

Per tornare all’Italia, nel caso alcuni dei miei lettori si informassero solo tramite Crozza o la Littizzetto, i documenti svelati da Wikileaks rivelano che i giudizi su Berlusconi che hanno fatto gridare alla scoperta dell’acqua calda sono stati emessi da Gianni Letta. Il che è un po’ diverso dal dire che gli americani hanno scoperto che Berlusconi va a puttane. Gli americani hanno scoperto che sono i suoi più stretti collaboratori a pensare che Berlusconi sia bollito e a diffondere questa voce.

Per me Assange resta un’eroe. L’autore del più grande “scherzo” di sempre. E niente mi farà ridere di più dell’immaginarmi la faccia dei tanti trafficoni del mondo mentre, seduti sul cesso, pensano al momento in cui uscirà un documento che rivela cosa pensano davvero dell’uomo a cui da una vita hanno detto sempre si o del dittatore a cui hanno appena stretto la mano.

Indignazione a buon mercato

ottobre 12th, 2010

La notiziona di apertura dei due maggiori quotidiani on line di stamattina era l’aggressione a una donna che sarebbe rimasta a terra e in coma tra l’indifferenza della gente. Il video è diventato ovviamente il videoshock. Una finestra sul disfacimento della società postmoderna. Marco Pomarici, presidente dell'Assemblea capitolina, tira addirittura in ballo “la banalità del male”

Guardandolo quel video senza essere intossicati però si scoprono delle cose un po’ diverse. La donna in questione viene colpita per andare al tappeto al secondo 28 del filmato. L’aggressore raccoglie le sue cose e si allontana ma pochi metri dopo viene fermato da un signore in giacca scura.

Sulla panchina vicina al luogo del diverbio c’è un signore con una camicia bianca che in quel momento non interviene. Un attimo dopo l’accaduto si alza in piedi segue l’aggressore e quando vede che è stato fermato torna verso la donna. Quando si avvicina alla ragazza siamo al minuto 1:07. Sono passati 40 secondi.

Bastano 40 secondi per gridare allo shock? Alla banalità del male? All’assuefazione al male? Al cinismo dilagante? Si, se devono vendere delle copie in più di un giornale o vi si deve comparire sopra il giorno dopo nella gara a chi rilascia la dichiarazione più indignata.

Nel frattempo il tipo che ha fermato l’aggressore dopo aver chiamato un’altra persona lo riporta sul luogo dove ancora giace la donna e dove si è già formato un capannello di gente. È il minuto 1:37.

Ora Alemanno dichiara che denuncerà chi non ha soccorso. La prima persona a passare vicino alla ragazza priva di sensi è una vecchina che barcolla con una borsa in mano. Siamo al secondo 54 quando le passa vicino, la guarda, probabilmente borbotta qualcosa contro questi giovani drogati senza valori e tira avanti.

Il sindaco di Roma la denuncerà.

Pomigliano for Dummies

giugno 25th, 2010
Per  cause di forza maggiore, un intervento chirurgico, sono dovuto stare qualche giorno lontano da internet, televisioni e giornali. Quando sono ritornato alla realtà la prima notizia che ho avuto modo di sentire è stata il referendum a Pomigliano. La vicenda dello stabilimento Fiat non l’avevo seguita bene neanche prima del ricovero quindi quando il TG2 di Mercoledì pomeriggio l’ha presentata come apertura ho colto l’occasione per aggiornarmi. Essendo ancora troppo rintronato per leggere ho pensato fosse una buona occasione per capirci qualcosa. Ovviamente mi sbagliavo.
La notizia era l’esito del referendum. Il 63% ha votato Si. Il 36% ha votato No. Ma per cosa hanno votato? Mi sono detto ora me lo spiegheranno, anche in maniera grottesca, ma me lo spiegheranno. I servizi dedicati a Pomigliano sono stati addirittura 3. Nel corso di questi servizi l’unica cosa che sono riuscito a capire è che esiste un piano per riportare la produzione della Panda dalla Polonia in Italia e che chi ha votato Si era favorevole a questo piano. E chi ha votato no? Possibile che più di un operaio su tre di uno stabilimento sull’orlo della chiusura voti contro l’unico caso al mondo in cui un’azienda decide di riportare in patria una linea di produzione pur di non smantellare tutto? Vogliono rimanere senza lavoro? No, ovviamente non può essere cosi. Chiederanno qualcos’altro. Magari anche qualcosa di impossibile. Ma ci deve essere qualcos’altro. Mi sono detto di nuovo, adesso me lo spiegheranno. Magari facendo passare il rappresentante della Fiom, il sindacato che si è espresso per il no, per un pazzo furioso che chiede la luna, però me lo spiegheranno. Invece no. Un giro di dichiarazioni di operai che avevano appena votato si, un giro di dichiarazioni politiche, e via con la “notizia” successiva.
Io capisco che i Tg nazionali debbano riuscire a parlare a tutti e che debbano adottare un linguaggio così semplice che ha volte ti sembra di guardare i Teletubbies, lo capisco anche se non lo approvo, però se nonostante il linguaggio da scuola materna non si riesce a comunicare la notizia più importante del giorno allora viene più di qualche dubbio sulla correttezza di chi confeziona il notiziario. Viene il dubbio che il linguaggio da dementi sia solo un modo per far rimanere demente e disinformato chi lo guarda.
Cosi quando poche ore dopo è passato a trovarmi da casa un amico che stava partendo proprio per Pomigliano gli ho chiesto di spiegarmi. Lo ha fatto in un minuto ed in parole semplici. Ferie, durate delle pause, lunghezza dei turni, straordinari, norme sui licenziamenti, diritto di sciopero. Sono tutte cose che capisce anche un analfabeta senza bisogno di parlargli come ad un demente. Forse era semplicemente troppo difficile far passare per irragionevoli queste richieste cosi si è pensato bene di non citarle per niente. Però allora si fa un altro lavoro, non i giornalisti.