Le lezioni di storia di Ferrara

Nonostante il nostro sia un paese dall’età media abbastanza alta, saranno sempre di più gli italiani nati nella seconda repubblica. Io stesso ho cominciato a votare solo dopo il 1992. C’è da stare attenti dunque ai “professori” di storia come Ferrara che sostengono la tesi per cui l’alternanza politica in Italia sarebbe arrivata grazie alla discesa in campo di Berlusconi, si corre il rischio di dimenticarsi cosa c’era stato prima, cioè 50 anni di Democrazia Cristiana al governo e del perché, l’essere il paese occidentale col più grande partito comunista e l’essere un paese strategico per la NATO. Eppure basterebbe ricordare che nel 1991 crolla l’Unione Sovietica e guarda caso nel 1992 scoppia tangentopoli che di fatto pone fine al regime della Democrazia Cristiana.
Dopo di ciò, che Berlusconi fosse entrato in politica o meno, niente avrebbe impedito a qualunque partito politico di andare al governo. Non c’erano più i due blocchi contrapposti, a nessun paese estero, tanto meno agli Stati Uniti, interesserà più delle vicende politiche italiane. O almeno, non nello stesso modo. Berlusconi anzi, per sua stessa ammissione, entrerà in politica proprio per impedire alla sinistra, fino ad allora impedita a vincere le elezioni, di andare al governo. Il suo tentativo era quello di impedire l’alternanza. Ha sempre sostenuto che la sinistra fosse ancora comunista e non ancora pronta per andare al governo. Che non sia riuscito ad impedirlo non dipende certo da lui e dal suo modo democratico di concepire la politica. Nonostante quello che ne pensano i professori alla Ferrara.
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Meno carcere per tutti, o quasi.
Quello che scrivevo ieri a proposito dei meccanismi da clan che regolano i rapporti all’interno dell’attuale classe politica, oggi è stato drammaticamente riconfermato. Le immagini dei baci e degli abbracci a Cosentino dopo l’annuncio del voto che negava l’autorizzazione all’arresto rimandano ad altri tipi di congregazioni più che ad un parlamento di una democrazia occidentale. È meglio però chiarire che il processo andrà avanti, quello che è stato impedito con questo voto è il carcere cautelare, non esiste una sentenza di colpevolezza, non ancora almeno. Poi si può discutere del fatto che le stesse garanzie non valgano per un cittadino qualunque ma dobbiamo anche deciderci su cosa vogliamo. Se, come dice Berlusconi, nessuno deve essere messo in carcere prima di un giusto processo che ne stabilisca la condanna, si modifica il codice penale, non ci si “accontenta” di aver salvato un compagno di merende mentre si producono leggi che riempiono le carceri di persone che un processo non l’hanno mai avuto.
In Saccenteria | Tags: berlusconi, camera, cosentino | Comments (2)Berlusconi non ci mancherai

Non vorrei deludere tutti i giornalai che negli anni passati si chiedevano cosa avremmo fatto una volta che Berlusconi fosse uscito di scena, ma devo comunicargli che la nostra vita continua, come prima. Continuiamo a scrivere i nostri post, i nostri articoli, continuiamo a parlare di politica, a farla, continuiamo a lavorare, a vivere, a fare l’amore, a mangiare il pandoro e il panettone.
Con un piacere in più però. Quello di non dover più sopportare lo svilimento della politica stessa (già svilita di suo per altro) per mezzo delle sue apparizioni, delle sue “battute” sulla gnocca, delle sue approssimative “teorie” politiche, della sua gradassaggine, della sua pressappocaggine, del suo parrucchino posticcio, dei suoi deliri sul comunismo e di tutto il resto del suo repertorio da pagliaccio di crociera.
Ecco, quello che non ci mancherà del 2011 è proprio Silvio Berlusconi, con buona pace di Veneziani, Salusti, Bondi, Cicchitto & Co.
In Politica | Tags: berlusconi | Comments (3)Rivoluzionari da bar

Si vede che Ernesto stasera ha voglia di chiacchierare. Salta di palo in frasca. Smania. Mi chiede dove sia finita la Gazzetta dell Sport. Sta lì al bancone, freme e si muove come una mosca, cambiando direzione repentinamente, sbattendo nei vetri. Che non ci sono. Una volta recuperatagli la Gazzetta penso: adesso si calmerà, si prenderà il giornale e andrà a leggerselo al tavolino.
Invece no. Ernesto lo apre sul bancone e si mette a sfogliarlo commentandone le “notizie”. L’importante non sembrano le notizie in sé. D’altra parte il giornale è quello che è. Ernesto ha voglia di parlare, ma lo fa ad una velocità imbarazzante. Si fatica a seguirne le evoluzioni. Si fa le domande e si risponde. Sembra in una specie di trance. Finché si mantiene sul calcio nessuno si intromette nella sua logorrea. Poi l’illuminazione. La crisi.
Non ricordo come ci sia arrivato. Però ad un certo punto inizia un suo monologo sulla crisi. Ernesto, che nonostante il nome mai avevo sentito parlare di politica, è un ragazzo di 23 anni, lavora in un ristorante e generalmente passa dopo il lavoro a prendersi una Ceres o un bicchiere di Cragganmore. Qualche volta beve più del dovuto. Oppure si cimenta in arditi abbinamenti come Ceres e Jack Daniels. Insieme. Però si distingue dai suoi coetanei avventori per un non so ché. Come fosse rispettato dagli altri, stimato.

Ernesto ha visto una trasmissione qualche giorno prima su questa storia della crisi, ce ne fa il riassunto. Non richiesto tra l’altro. La crisi economica di questi anni ha diversi lati oscuri, ma dietro il bancone si trovavano un dottore in Scienze Politiche con un master in Criminologia e varie esperienze di divulgazione di stili di consumo critici ed uno in Psicologia con varie esperienze di formazione per quadri aziendali. Lui evidentemente non poteva saperlo ed infatti ci spiega la sua versione come voi la spieghereste al vostro cane.
Il problema è che Ernesto si era convinto che la crisi fosse dovuta al fatto che le compagnie che stampano banconote e monete avessero alzato il prezzo dei loro prodotti. In sostanza se prima allo stato italiano una banconota da 10 euro costava 10 euro, adesso invece ne costava 11. Con tutte le conseguenze che ne derivano. Ovviamente questo aumento non era casuale. Esisterebbe un cartello di aziende che stampano moneta, tutte d’accordo per aumentare i prezzi delle banconote e arricchirsi così alle spalle dei cittadini, con l’obiettivo ultimo di costituire un monopolio mondiale e di arrivare ad una moneta unica. In tutto il mondo.
Fargli notare che stavamo andando invece verso uno scenario del tutto opposto, cioè verso il fallimento di quella che era diventata la moneta unica in Europa era stato del tutto inutile. Ernesto non ascoltava, sembrava in trance. Ho anche sospettato che fosse fatto di cocaina. Non aiutava il fatto che chi cercava di farlo ragionare aveva indosso una divisa da barista di periferia. Chi risulterebbe credibile a ragionare di politica economica e finanziaria con una camicia informe di un azzurro slavato ed un grembiule rosso porpora? Forse neanche Adam Smith in persona.
Per fortuna in quel momento non era presente Ivo, altrimenti avremmo assistito ad un bel duetto. Si perché dopo questa approfondita analisi Ernesto si è impuntato sul fatto che Berlusconi avesse “ricattato” Monti anticipandogli che non avrebbe votato la fiducia al governo se questi avesse messo all’asta le frequenze tv. Il tasso di “indignazione” stava aumentando vertiginosamente. Dall’analisi alla rabbia.
Inutile fargli presente che si trattava di una normale dialettica parlamentare, di lobby e affini. Ernesto era arrivato alla sua soluzione.
“Io vo ad Arcore e do’ foco a ogni cosa, Dio cane! M’importa una sega. Non paghi? E io ti do foco alla casa”
Il mio collega stava cominciando a dare segni di insofferenza. Tentai di tradurre alcune sue provocazioni, che Ernesto ovviamente non poteva aver sentito preso com’era da suo comizio, in una domanda:
“Ma scusa, Berlusconi è stato eletto, e c’è chi lo voterebbe ancora, anche tra i tuoi amici. Quelli che escono qui. Allora, invece di partire per andare a incendiare la villa di Arcore, che probabilmente non servirà assolutamente a niente, non sarebbe meglio che tu magari cercassi di convincerne qualcuno a non votarlo più?”
“Io me ne frego di chi lo vota. A me non me ne frega un cazzo. Bisogna andare lì e dargli foco alla villa. Non paghi? E io ti sfascio tutto”.

Ernesto non poteva ascoltare. Forse era fatto davvero. E forse anche se non fosse stato fatto non avrebbe compreso comunque quello che stavamo cercando di dirgli. Effettivamente il ruolo del barista vorrebbe che si assecondasse il cliente, che lo si ascoltasse e lo si consolasse. Non tanto per l’antico adagio per cui il cliente ha sempre ragione, ma perché chi viene al bar, da solo, al bancone, spesso è in cerca di un qualche tipo di conforto, comprensione, una metaforica pacca sulla spalla. Non vuole ascoltare e meno che mai vuole sentirsi dare delle lezioni. Forse anche legittimamente. Insomma, hai una laurea e stai dietro ad un bancone a fare caffè. Qualcosa che non funziona ce l’hai.
Io però non ho potuto fare a meno di pensare che se gli Scilipoti sono in parlamento, un po’ di merito ce lo hanno anche quelli con Ernesto, il cui unico impegno politico da quando hanno imparato a leggere e scrivere è consistito nel condividere su facebook la foto con lo scontrino di un pranzo alla camera ed aggiungerci di suo pugno la scritta “vergogna”.
In Barista per caso | Tags: berlusconi, ceres, crisi, ernesto, ivo, monti | Comments (2)Se la manovra l’avesse fatta Berlusconi
Il luogo comune vuole che se questa manovra l’avesse fatta Berlusconi, ci sarebbero state le fiamme alte dieci metri per le strade. La verità non la sapremo mai, certo è che le fiamme per le strade le abbiamo viste solo in occasione delle mozioni di sfiducia. Le sue manovre economiche sono passate abbastanza inosservate, al massimo qualche passeggiata di rito del PD o della CGIL.
La manovra di Monti invece sembra avere delle conseguenze politiche ben diverse. Sindacati fino ad oggi più che mansueti, come CISL e UIL, hanno “addirittura” indetto uno sciopero. Si, sono i soliti scioperi di circostanza, quelli da timbro del cartellino, però li hanno fatti e Bonanni ha ritrovato l’uso della parola. Non che ci sia da rallegrarsene visto la profondità delle sue esternazioni e l’efficacia delle sue azioni e di quelle dei suoi colleghi di UIL e CGIL.
Quello che mi incuriosisce di più però è l’effetto sulla gente, quelle non organizzate in truppe, quelle che commentano allo stato brado, nei bar davanti al cappuccino o sull’autobus col Firenze in mano. Quelli Monti lo impalerebbero. Quelli la tassa sulla casa non la vogliono pagare, neanche se ne hanno una di 16 stanze o 6 da 434 metri quadrati. Gli importa una sega della crisi, dei comuni che non hanno risorse, di quelli che una casa manco ce l’hanno. In genere non gli importa una sega di nulla, infatti, finché non gli toccano qualcosa, mica ne parlano di politica. Però, se gli entrano nel cortile di casa è un altro discorso. Sono ancora più agguerriti di quelli che sono stati abbattuti dalla riforma delle pensioni. Quelli quasi non ce la fanno a parlare.
Oggi in tanti scoprono o riscoprono la politica ed il “piove governo ladro” torna trasversale, come ai bei tempi, quando gli elettori della DC potevano pronunciarlo per strada essendo protetti dal segreto dell’urna e quelli del PCI potevano scriverlo sui manifesti sicuri che al governo non ci sarebbero mai andati.
Monti ha riunito un popolo in quello che è sempre stato il suo animo storico, la disobbedienza incivile, molto più di quanto ci fosse riuscito Berlusconi. Perché quando l’ex presidente del consiglio diceva che evadere le tasse era un obbligo morale qualcuno si sentiva escluso da questo invito e per ripicca organizzava feste della legalità o scriveva pipponi moralistici sulla giustizia del pagare le tasse. Oggi, che Berlusconi non c’è più, o che almeno è in disparte, si può riappropriare di tutti i suoi istinti anti istituzionali fino ad oggi repressi. Gente di sinistra che è arrivata a difendere il tricolore e la bellezza delle tasse oggi si può lasciare andare al rutto e alla cureggia libera. C’è la ricreazione. Il PD non esiste più, la sinistra meno che mai e domani ci risveglieremo tutti leghisti o grillini.
In Politica | Tags: berlusconi, crisi, Economia, manovra, monti | Comments (3)
