Suicidi da prima pagina

Ci avete fatto caso? Non si parla più di sicurezza. Da un pezzo. Ora il tema è la crisi. Il bello è che quando sui giornali si scriveva solo di morti ammazzati, stupri e immigrazione, quelli come me si chiedevano com’era che non si parlasse dei veri problemi della gente, tipo la mancanza di lavoro, le tasse, le imprese che chiudono. Qualcuno pensava pure che fosse tutto un complotto dei politici intrallazzati coi media. Sapete la solita storia delle armi di distrazione di massa. Oggi invece non si parla d’altro, ma dovremmo esserne soddisfatti? Non credo, visto che le modalità con le quali se ne parla ricalcano quelle con cui si parlava dell’insicurezza in città.
Un esempio sono i suicidi per motivi economici. Era un pezzo che ne volevo scrivere, ma non riuscivo a trovare dati aggiornati. Ci hanno pensato su Wired. Così si scopre che i suicidi per motivi economici, oltre ad essere una percentuale molto piccola del totale dei suicidi, sono di più quelli che si ammazzano per amore, come sospettavo non sono neanche in crescita. Quello che è in crescita è invece il numero di titoli che questi suicidi ottengono sui giornali. Un po’ com’era per gli omicidi. Nonostante fossero in calo leggendo i giornali o guardando i tg è sembrato di vivere nel far west. Poi all’improvviso si è smesso di parlarne e non certo perché sia stato risolto definitivamente il problema degli omicidi o della criminalità. Con i suicidi succederà lo stesso. Si smetterà di parlarne, ma le persone continueranno a non trovare lavoro, a fare debiti, a fallire e ad uccidersi.
Perché allora oggi se ne parla? Perché si è scoperto che fa notizia. Suscita dibattito. Il politico contrario al governo lo strumentalizzerà per dire che Monti ci sta portando all’esasperazione, il sostenitore di Monti (o Monti stesso) per sostenere proprio la necessità delle politiche di austerità del governo. Così il giorno dopo un nuovo suicidio per motivi economici sarà sempre una notizia e si inserirà perfettamente in una prima pagina di qualsiasi giornale, a differenza di un suicidio per questioni amorose o di un suicidio di una persona malata o anziana.
In Saccenteria | Tags: crisi, giornalismo, monti, politica, sicurezza, suicidi | Comment (0)
Caro amico tassista, notaio, onorevole, farmacista

Caro tassista che dichiari 1000 euro al mese, che non si sa chi te l’ha fatto fare allora di comprarti la licenza a dugento mila, forse c’hai pure ragione quando dici che la liberalizzazione dei taxi come la soluzione di tutti i problemi dell’Italia è un’ingiustizia.
Caro onorevole deputato che non arrivi alla fine del mese con i 16.000 euro di indenittà, forse c’hai pure ragione che non è abbassandovi lo stipendio di qualche euro che se risolvono i problemi dl l’Italia.
Caro farmacista che ti “tocca” ereditare un’attività dei cui servizi in molti vorrebbero poter fare a meno ma nessuno può, forse c’hai ragione pure te quando dici che non è liberalizzando il mercato delle farmacie che si risolvono i problemi dell’Italia.
Caro vescovo, che ti tocca stare una vita senza trombare, forse c’hai ragione pure te, quando mi dici che se la chiesa pagasse l’ici non ci farebbe più tutto quel bene che c’ha fatto in questi secoli di oscurantismo culturale.
Caro benzinaio che mi vendi la benzina manco fosse chianti, forse c’hai ragione pure te a dirmi che le liberalizzazioni non mi faranno calare il prezzo e ti metteranno pure sul lastrico.
Caro povero possessore di uno Yacht da 19 metri o di un Porche Cayenne, lo so che ti tocca fare gli straordinari in miniera per poterti pagare le rate di quell’unica soddisfazione che ti sei potuto concedere in una vita fatta di sacrifici e rinunce, forse c’hai ragione pure te quando mi dici, che se ti ci metto pure la tassa ti rovino, te e tutti gli operai che lavorano nei cantieri e nelle fabbriche della Porche per quel discorso dell’offerta e della domanda.
Caro amico notaio, della cui professione devo ancora riuscire a comprendere l’utilità, c’hai ragione pure tu quando me dici che il lavoro è l’unica cosa buona che ti può lasciare tuo padre dopo averti condannato fin dall’infanzia alla certezza che avresti fatto quel mestiere, tanto che apponevi timbro e firma pure sugli scambi delle figurine alle elementari in cambio della merendina, e che non ce la possiamo prendere con voi, che in fondo siete solo 6000, che cosa vuoi che contino 6000 persone su una popolazione di 60 milioni.
Mo che ci penso, stai a vedere che il problema sono proprio io, io che vi sto ancora ad ascoltare invece che di venire in piazza a darvi foco uno per uno. Che per fortuna sono contro la violenza.
Che mi chiedo dove eravate simpatici amici, quando i governi di un colore o dell’altro si inventavano la flessibilità spazzando via ogni garanzia per chiunque non fosse vostro figlio e noi scendevamo in piazza a prendese manganellate e lacrimogeni?
Dove eravate quando il governo giocava a sudoku con le nostre date di nascita e i contributi versati? Dove eravate quando Fiato, Omsa & Co. licenziavano e trasferivano gli stabilimenti all’estero?
Dove eravate mentre amichevoli poliziotti manganellavano studenti che in piazza chiedevano una scuola e una università più giuste ed efficienti anche per i vostri figli?
Dove eravate piccole amorevoli teste di cazzo, quando pur di non controllare i vostri negozi, le vostre attività, si cercava di dare la colpa della crisi a quattro disgraziati di immigrati, per esempio prendendosela con le “frutterie etniche” (sic.) o i negozi di kebab.
Ecco io non so dove eravate, ma so dove vorrei mandarvi: affanculo.
p.s. Non se la prendano quelli di cui mi sono dimenticato.
p.p.s Ho visto che in tanti hanno riportato questo post sui propri blog, sui forum, o copiato solo come testo su facebook. Se volete condividerlo riportate il link al post originale grazie
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In senza categoria | Tags: benzinai, crisi, farmacie, liberalizzazioni, notai, scioperi, tassisti | Comments (67)
Rivoluzionari da bar

Si vede che Ernesto stasera ha voglia di chiacchierare. Salta di palo in frasca. Smania. Mi chiede dove sia finita la Gazzetta dell Sport. Sta lì al bancone, freme e si muove come una mosca, cambiando direzione repentinamente, sbattendo nei vetri. Che non ci sono. Una volta recuperatagli la Gazzetta penso: adesso si calmerà, si prenderà il giornale e andrà a leggerselo al tavolino.
Invece no. Ernesto lo apre sul bancone e si mette a sfogliarlo commentandone le “notizie”. L’importante non sembrano le notizie in sé. D’altra parte il giornale è quello che è. Ernesto ha voglia di parlare, ma lo fa ad una velocità imbarazzante. Si fatica a seguirne le evoluzioni. Si fa le domande e si risponde. Sembra in una specie di trance. Finché si mantiene sul calcio nessuno si intromette nella sua logorrea. Poi l’illuminazione. La crisi.
Non ricordo come ci sia arrivato. Però ad un certo punto inizia un suo monologo sulla crisi. Ernesto, che nonostante il nome mai avevo sentito parlare di politica, è un ragazzo di 23 anni, lavora in un ristorante e generalmente passa dopo il lavoro a prendersi una Ceres o un bicchiere di Cragganmore. Qualche volta beve più del dovuto. Oppure si cimenta in arditi abbinamenti come Ceres e Jack Daniels. Insieme. Però si distingue dai suoi coetanei avventori per un non so ché. Come fosse rispettato dagli altri, stimato.

Ernesto ha visto una trasmissione qualche giorno prima su questa storia della crisi, ce ne fa il riassunto. Non richiesto tra l’altro. La crisi economica di questi anni ha diversi lati oscuri, ma dietro il bancone si trovavano un dottore in Scienze Politiche con un master in Criminologia e varie esperienze di divulgazione di stili di consumo critici ed uno in Psicologia con varie esperienze di formazione per quadri aziendali. Lui evidentemente non poteva saperlo ed infatti ci spiega la sua versione come voi la spieghereste al vostro cane.
Il problema è che Ernesto si era convinto che la crisi fosse dovuta al fatto che le compagnie che stampano banconote e monete avessero alzato il prezzo dei loro prodotti. In sostanza se prima allo stato italiano una banconota da 10 euro costava 10 euro, adesso invece ne costava 11. Con tutte le conseguenze che ne derivano. Ovviamente questo aumento non era casuale. Esisterebbe un cartello di aziende che stampano moneta, tutte d’accordo per aumentare i prezzi delle banconote e arricchirsi così alle spalle dei cittadini, con l’obiettivo ultimo di costituire un monopolio mondiale e di arrivare ad una moneta unica. In tutto il mondo.
Fargli notare che stavamo andando invece verso uno scenario del tutto opposto, cioè verso il fallimento di quella che era diventata la moneta unica in Europa era stato del tutto inutile. Ernesto non ascoltava, sembrava in trance. Ho anche sospettato che fosse fatto di cocaina. Non aiutava il fatto che chi cercava di farlo ragionare aveva indosso una divisa da barista di periferia. Chi risulterebbe credibile a ragionare di politica economica e finanziaria con una camicia informe di un azzurro slavato ed un grembiule rosso porpora? Forse neanche Adam Smith in persona.
Per fortuna in quel momento non era presente Ivo, altrimenti avremmo assistito ad un bel duetto. Si perché dopo questa approfondita analisi Ernesto si è impuntato sul fatto che Berlusconi avesse “ricattato” Monti anticipandogli che non avrebbe votato la fiducia al governo se questi avesse messo all’asta le frequenze tv. Il tasso di “indignazione” stava aumentando vertiginosamente. Dall’analisi alla rabbia.
Inutile fargli presente che si trattava di una normale dialettica parlamentare, di lobby e affini. Ernesto era arrivato alla sua soluzione.
“Io vo ad Arcore e do’ foco a ogni cosa, Dio cane! M’importa una sega. Non paghi? E io ti do foco alla casa”
Il mio collega stava cominciando a dare segni di insofferenza. Tentai di tradurre alcune sue provocazioni, che Ernesto ovviamente non poteva aver sentito preso com’era da suo comizio, in una domanda:
“Ma scusa, Berlusconi è stato eletto, e c’è chi lo voterebbe ancora, anche tra i tuoi amici. Quelli che escono qui. Allora, invece di partire per andare a incendiare la villa di Arcore, che probabilmente non servirà assolutamente a niente, non sarebbe meglio che tu magari cercassi di convincerne qualcuno a non votarlo più?”
“Io me ne frego di chi lo vota. A me non me ne frega un cazzo. Bisogna andare lì e dargli foco alla villa. Non paghi? E io ti sfascio tutto”.

Ernesto non poteva ascoltare. Forse era fatto davvero. E forse anche se non fosse stato fatto non avrebbe compreso comunque quello che stavamo cercando di dirgli. Effettivamente il ruolo del barista vorrebbe che si assecondasse il cliente, che lo si ascoltasse e lo si consolasse. Non tanto per l’antico adagio per cui il cliente ha sempre ragione, ma perché chi viene al bar, da solo, al bancone, spesso è in cerca di un qualche tipo di conforto, comprensione, una metaforica pacca sulla spalla. Non vuole ascoltare e meno che mai vuole sentirsi dare delle lezioni. Forse anche legittimamente. Insomma, hai una laurea e stai dietro ad un bancone a fare caffè. Qualcosa che non funziona ce l’hai.
Io però non ho potuto fare a meno di pensare che se gli Scilipoti sono in parlamento, un po’ di merito ce lo hanno anche quelli con Ernesto, il cui unico impegno politico da quando hanno imparato a leggere e scrivere è consistito nel condividere su facebook la foto con lo scontrino di un pranzo alla camera ed aggiungerci di suo pugno la scritta “vergogna”.
In Barista per caso | Tags: berlusconi, ceres, crisi, ernesto, ivo, monti | Comments (2)Se la manovra l’avesse fatta Berlusconi
Il luogo comune vuole che se questa manovra l’avesse fatta Berlusconi, ci sarebbero state le fiamme alte dieci metri per le strade. La verità non la sapremo mai, certo è che le fiamme per le strade le abbiamo viste solo in occasione delle mozioni di sfiducia. Le sue manovre economiche sono passate abbastanza inosservate, al massimo qualche passeggiata di rito del PD o della CGIL.
La manovra di Monti invece sembra avere delle conseguenze politiche ben diverse. Sindacati fino ad oggi più che mansueti, come CISL e UIL, hanno “addirittura” indetto uno sciopero. Si, sono i soliti scioperi di circostanza, quelli da timbro del cartellino, però li hanno fatti e Bonanni ha ritrovato l’uso della parola. Non che ci sia da rallegrarsene visto la profondità delle sue esternazioni e l’efficacia delle sue azioni e di quelle dei suoi colleghi di UIL e CGIL.
Quello che mi incuriosisce di più però è l’effetto sulla gente, quelle non organizzate in truppe, quelle che commentano allo stato brado, nei bar davanti al cappuccino o sull’autobus col Firenze in mano. Quelli Monti lo impalerebbero. Quelli la tassa sulla casa non la vogliono pagare, neanche se ne hanno una di 16 stanze o 6 da 434 metri quadrati. Gli importa una sega della crisi, dei comuni che non hanno risorse, di quelli che una casa manco ce l’hanno. In genere non gli importa una sega di nulla, infatti, finché non gli toccano qualcosa, mica ne parlano di politica. Però, se gli entrano nel cortile di casa è un altro discorso. Sono ancora più agguerriti di quelli che sono stati abbattuti dalla riforma delle pensioni. Quelli quasi non ce la fanno a parlare.
Oggi in tanti scoprono o riscoprono la politica ed il “piove governo ladro” torna trasversale, come ai bei tempi, quando gli elettori della DC potevano pronunciarlo per strada essendo protetti dal segreto dell’urna e quelli del PCI potevano scriverlo sui manifesti sicuri che al governo non ci sarebbero mai andati.
Monti ha riunito un popolo in quello che è sempre stato il suo animo storico, la disobbedienza incivile, molto più di quanto ci fosse riuscito Berlusconi. Perché quando l’ex presidente del consiglio diceva che evadere le tasse era un obbligo morale qualcuno si sentiva escluso da questo invito e per ripicca organizzava feste della legalità o scriveva pipponi moralistici sulla giustizia del pagare le tasse. Oggi, che Berlusconi non c’è più, o che almeno è in disparte, si può riappropriare di tutti i suoi istinti anti istituzionali fino ad oggi repressi. Gente di sinistra che è arrivata a difendere il tricolore e la bellezza delle tasse oggi si può lasciare andare al rutto e alla cureggia libera. C’è la ricreazione. Il PD non esiste più, la sinistra meno che mai e domani ci risveglieremo tutti leghisti o grillini.
In Politica | Tags: berlusconi, crisi, Economia, manovra, monti | Comments (3)Brancolo nel buio

«C’è un attacco all’euro che come moneta non ha convinto nessuno, perché è una moneta strana, non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie»
«L’euro è un fenomeno mai visto ecco perché c’è un attacco della speculazione ed inoltre risulta anche problematico collocare i titoli del debito pubblico. L’attenzione sull’Italia deriva da un attacco euro che non ha convinto nessuno»
Berlusconi è stato a ripetizioni di economia. Ne prendo atto. Ora diciamo pure che abbia ragione, com’è che per rimediare alla mancanza di un governo unitario, di una banca di riferimento e di garanzie non si cerca di creare un governo unitario, una banca di riferimento e delle garanzie ed invece si interviene su tutto ciò che non sembra entrarci una mazza, dalle pagelle online all’innalzamento alla semplificazione dei licenziamenti?
In Politica | Tags: berlusconi, crisi, Economia, euro | Comment (0)

