I signori della logica e della guerra

giugno 6th, 2010
Fatemi capire. Secondo molti, tra cui anche Malvino e altri signori della logica, Israele avrebbe il diritto di disintegrare le navi in arrivo a Gaza, con a bordo gente più o meno pacifista, perché unica democrazia accerchiata da stati islamici agguerritissimi. Se c’hanno il grilletto facile insomma è colpa dell’accerchiamento. Lo stesso accerchiamento che subisce la gente della Striscia di Gaza, circondata dall’esercito più potente dell’intero medio oriente, che dunque, secondo questa logica, sarebbe legittimata a sparare missili a casaccio fin dove può arrivare, farsi saltare in aria nei caffè israeliani, catturare soldati dell’esercito accerchiante. È legittima difesa pure questa. Oppure no? Me lo spiegano i signori della logica e della guerra dove si ferma questa catena? Come si distingue tra terroristi e legittimi difensori? In base alla fede di appartenenza? Se Hamas gettasse le armi Israele sarebbe meno accerchiata? Egitto, Siria, Libano e Iran cesserebbero di esistere?
Sono domande semplici lo so, persino troppo, eppure se gli fate queste domande mica vi rispondono. Sono troppo impegnati a scartabellare nelle biografie di tutti coloro che osano mettere il naso in Palestina per trovare le prove che non sono santi. Un’impresa davvero difficile. Sono i signori della logica, quelli che dicono di odiare le ragioni del cuore, ma che hanno già deciso chi amare e chi no.

Mi si nota di più se faccio il filo-palestinese o se faccio il filo-israeliano?

giugno 2nd, 2010
Quando si tratta di scrivere o parlare di Israele e Palestina in molti rinunciano al sano esercizio del dubbio e si limitano a replicare le posizioni degli schieramenti in conflitto dimostrando con i mezzi che gli sono più familiari la propria appartenenza. Così  c’è chi titola a tutta pagina “Hanno fatto bene a sparare” e c’è chi va a manifestare al ghetto ebraico di Roma. Ci deve essere da qualche parte un interruttore che si spegne quando ci si trova a commentare notizie provenienti da Gerusalemme o Tel Aviv se anche blogger e giornalisti non riescono a fare a meno, con le loro parole, di riprodurre la guerra. Ci deve essere un gigantesco gorgo che risucchia parole e argomentazioni se tutto quello che si riesce a scrivere sono “legittima difesa” e “non c’era altra scelta”.
Legittima difesa e assenza di scelta sono le due motivazioni con cui tutti i peggiori regimi della storia hanno giustificato massacri, stermini, genocidi. Senza voler per questo paragonare Israele ad uno di questi regimi, stessi scrivendo in difesa dell’operato dell’esercito e del governo israeliano utilizzerei altri argomenti. Ma è anche probabile che non ce ne siano di altri argomenti e che l’unico modo di non mettere in dubbio le proprie certezze ed il solito procedere delle cose porti anche i più arguti a tapparsi gli occhi pur di non vedere tutte le altre scelte possibili. Per tapparli anche a chi legge spesso troverete foto di bambini. Quelli di Gaza uccisi dai bombardamenti israeliani. Oppure quelli, sempre palestinesi, con i cinturoni di dinamite e i lanciarazzi. Dipende dove capitate. In entrambi i casi quei bambini sono vittime di quelli che non vedono altra scelta che la “legittima difesa” a suon di bombe, fucili, aerei e non si peritano a scriverlo, non potendo dare una mano in un altro modo.
Se proverete a mettere in dubbio il dogma della legittima difesa e dell’assenza di scelta vi chiederanno probabilmente di entrare nel merito. Se proverete ad entrare nel merito tornerete a sentirvi obiettare la legittima difesa e l’assenza della scelta. Se provate a condannare il comportamento criminale di Hamas vi daranno del fascista. Se provare a criticare lo sterminio di palestinesi ad opera del governo di Israele vi daranno dell’antisemita. Con parole più o meno raffinate ovviamente. Per esempio vi diranno che gli ebrei vi piacciono solo da vittime. Cosi, per restare nel merito. Per il gusto della discussione.

Se non ti sposi sei un pedofilo

aprile 9th, 2010
Com’è possibile che si senta ancora oggi attribuire il problema della pedofilia nella chiesa al voto di castità? Come se avere una moglie o una compagna potesse “guarire” dalla pedofilia. Come se chiunque non ne abbia una potesse essere considerato un potenziale pedofilo. Come se i parroci non avessero altra possibilità di infrangere il loro voto di castità che con i bambini.
Dice Dacia Maraini, sull’Unità di ieri, che è l’imposizione dall’alto della castità che genera queste storture. Ma come si può considerarla un imposizione dall’alto? Diventare preti è una scelta e quando lo si sceglie si sa che si sceglie anche la castità. È un pacchetto unico.
C’è ancora chi si ostina a non capire che gli abusi e le violenze sessuali sono una questione di potere, non una questione sessuale. Non è un caso che la maggior parte degli abusi avvenga in famiglia, dove certo non vige il voto di castità, e non in chiesa. Quale potere maggiore di quello di un padre sui propri figli?
Subito dopo la famiglia vengono le istituzioni totali. Le prigioni, i manicomi, gli ospedali psichiatrici, i centri di permanenza temporanea o i centri di identificazione ed espulsione.
La chiesa e la scuola sono quello ciò che più assomiglia ad una istituzione totale. I parroci e gli insegnanti quelli che più assomigliano a dei genitori. Ma nella scuola gli insegnanti sono tanti. Nella chiesa il parroco è ancora solo uno.
Anche se c’è chi è ancora convinto che il maestro unico sia una bella trovata.

Umanità e diligenza

marzo 12th, 2010
Mi sento un sovversivo. Il che da un lato è anche affascinante. Ma quando ho iniziato ad andare in giro per le scuole a leggere con i bambini la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia mi sentivo quasi più come un animatore da villaggio turistico.
Ieri poi leggo che lo stato nel quale svolgo questa attività ha deciso di rimpatriare in Albania un uomo con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori. Quest’uomo chiedeva solo di poter restare in Italia con i suoi figli. Chiedeva di farlo in nome dei diritti dei propri figli. La richiesta è stata respinta. Vi immaginate altrimenti quante persone potrebbero usare i figli come cavalli di troia per infiltrarsi nel nostro paese? La Cassazione ha deciso che non possiamo permetterci questo rischio. Mentre Frattini rassicura e nessun decreto interpretativo sembra necessario.
Eppure ormai l’ho imparata a memoria la convenzione.
Nell’art 3 si dice che in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.
Con l’art 8 gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari, così come riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali.
Nell’art 9 si afferma che gli Stati parti vigilano affinché il fanciullo non sia separato dai suoi genitori contro la loro volontà a meno che le autorità competenti non decidano, sotto riserva di revisione giudiziaria e conformemente con le leggi di procedura applicabili, che questa separazione è necessaria nell’interesse preminente del fanciullo. Una decisione in questo senso può essere necessaria in taluni casi particolari, ad esempio quando i genitori maltrattino o trascurino il fanciullo, oppure se vivano separati e una decisione debba essere presa riguardo al luogo di residenza del fanciullo
L’art 10 afferma addirittura che ogni domanda presentata da un fanciullo o dai suoi genitori in vista di entrare in uno Stato parte o di lasciarlo ai fini di un ricongiungimento familiare sarà considerata con uno spirito positivo, con umanità e diligenza.
L’Italia è uno dei paesi che ha sottoscritto e ratificato questa convenzione. Gli unici che non l’hanno fatto sono Somalia e Stati Uniti. Ora per essere davvero un sovversivo manca solo che entrando nelle scuole con la convenzione in mano mi senta dare del traditore della patria e venga portato via di peso mentre urlo che i bambini devono conoscere i loro diritti. Sentirei il mio lavoro più valorizzato.
 

Ai sindaci piace giocare con le ruspe

gennaio 28th, 2010
Di giocare con le ruspe io ho smesso tanti anni fa. Sembra invece che oggi sia il passatempo preferito da parecchi sindaci. Solo che non hanno dieci anni e non spostano mucchietti di sabbia. Di solito sono un po’ più grandi e spostano mucchi di persone. Con le ruspe.
Oltre al cinismo dimostrato di fronte ai problemi di persone che vivono in condizioni di evidente difficoltà, quello che colpisce è la pochezza intellettuale delle risposte di soggetti che dovrebbero amministrare realtà complesse ma non riescono che ad asfaltare qualsiasi cosa possa complicargli la giornata.
Pochi giorni fa a un paio di km da dove scrivo è stata spianata l’area Osmatex. In quello che rimaneva di una vecchia fabbrica avevano trovato rifugio circa 150 persone. Da diverso tempo.
C’ero stato due anni fa. Avevo visto con i miei occhi qual’era la situazione. Disumana. Intere famiglie costrette a vivere in mezzo ai rifiuti, alle macerie, ai topi. Il sindaco in questione, Gianassi di Sesto Fiorentino, deve aver pensato la stessa cosa. Solo che per lui ormai quelle famiglie dovevano far parte dei detriti da rimuovere con la ruspa. Altrimenti si sarebbe posto il problema di cosa sarebbe successo alle persone che avrebbero perso anche quel loro schifoso ultimo rifugio alle 6 di mattina di un Venerdì di Gennaio. Invece no. Anzi ha gonfiato il petto e si è vantato delle sue luccicanti ruspe. Come un bulletto di sei anni.
Quelle persone però non sono sparite nel nulla. Anche se qualcuno evidentemente lo avrebbe preferito. Per giorni infatti alcuni di loro hanno trovato ospitalità unicamente in una struttura ricettiva della comunità valdese. I valdesi inizialmente hanno contattato quasi tutti gli albergatori e gli affittacamere della provincia di Firenze e, pur garantendo a tutti il pagamento dei pernottamenti , sono riusciti a trovare una sola struttura disposta ad ospitarne 15. Nessuno li vuole. Sono rom. Oppure rumeni. Nei giorni successivi si sono fatti avanti altre comunità religiose o di volontari per fortuna. I Valdesi hanno contattato anche i comuni di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Firenze e la Regione Toscana. Che però se non erano interessati a risolvere la questione prima dello sgombero, non se ne sono interessati neppure dopo. Almeno non fino ad oggi. A parte dirsi disponibili a metter su una tendopoli provvisoria.
Ed è illuminante la dichiarazione di un altro sindaco della zona, quello di Scandicci, a proposito degli occupanti di un’altra struttura, quella dell’ex ospedale Meyer. Di fronte all’ipotesi di utilizzare i locali di una ex caserma ai confini del “suo” comune, Simone Gheri si oppone, e non riesce neanche ad abbozzare un’alternativa. Come se quelle persone si potessero cancellare.
“Chi lo deciderà poi verrà a fare le assemblee con gli abitanti di Scandicci che abitano nella zona”.
In queste parole c’è tutta la fatica di affrontare i cittadini. La fatica di far comprendere quella cosa complicata che è il bene comune. Forse anche l’incapacità di comprendere cosa sia il bene comune. A che serve avere un sindaco se poi si comporta come un cittadino qualunque. Nemmeno dei più intelligenti. Tutti questi sindaci hanno infatti qualcosa che li rende simili. Non riescono a considerare le persone che non hanno una casa come parte della comunità che dovrebbero proteggere. Sono anzi un pericolo da estirpare. La casa da diritto si trasforma in un dovere a carico del cittadino. Se non ce l’hai significa che sei meno di una persona.
Lo diceva qualche giorno fa Cota mentre parlava dei raccoglitori di arance. Chi viene in Italia deve avere una casa. Già come se potesse portarla con se come una chiocciola o una tartaruga.
Lo diceva qualche giorno fa una bambina in una delle mie classi mentre cercavo di spiegare la differenza tra un “barbone” ed una famiglia costretta a vivere in una baracca. “Il mio babbo ha detto che i barboni non hanno una casa perché sono stati cattivi”.
Ecco, questo è il livello intellettuale della nostra classe dirigente. Si, anche quella della Toscana civile e di sinistra, quella che gioca con le ruspe.