dicembre 16th, 2010

Nel paese dove tutti si dichiarano riformisti c’è una riforma che non viene mai neanche presa in considerazione. Forse perché l’oggetto di questa riforma è costituto da un gruppo sociale in grado di ricattare più di ogni altro sia il potere politico sia la sensibilità dell’elettorato.
Si tratta delle Forze dell’Ordine. Quando si parla delle Forze dell’Ordine si parla sempre e solamente di maggiori investimenti. La benzina per rincorrere i mafiosi, la carta per le fotocopie, chip da impiantare nel cervello degli agenti per aumentarne il quoziente intellettivo medio. Anche il “cittadino” è incoraggiato ad indignarsi nel caso sia previsto qualche taglio in quella direzione. Se si tagliano scuole, servizi sociali, servizi sanitari, pensioni, si provoca qualche manifestazione facilmente gestibile e si va avanti con l’ascia. Tutto fa brodo. E i tagli passano come riforme grazie anche ai grandi editorialisti di giornali come il Corriere della Sera.
Eppure nessuno si è mai sognato di intraprendere la discussione sulla riforma di un settore che ne avrebbe bisogno più di molti altri.
In Italia esistono cinque corpi distinti con compiti spesso sovrapponibili. Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Locale, Esercito, Polizia Penitenziaria.
Oltre a questa selva di corpi diversi e competenze concorrenti è importante rilevare la sovrabbondanza di personale. Un totale di quasi 500.000 addetti. Per ogni 100 mila abitanti, in Italia ci sono circa 559 agenti, in Francia ce ne sono solo 210, in Germania 294, in Gran Bretagna 259. In pratica il doppio degli altri paesi europei.
Quando ci si chiede dove si potrebbero trovare le risorse per le università e la scuola pubblica o per gli ammortizzatori sociali perché non dare un’occhiata al mondo delle divise? Tra stipendi inutili e un patrimonio immobiliare immenso impiegato altrettanto inutilmente ci sarebbe quanto basta per risolvere i problemi che affliggono da sempre il mondo dell’istruzione e della ricerca. Si potrebbe risparmiare anche tanto lavoro a un genio come la Gelmini.
Mi direte che questa è pura demagogia. Per convincermi però dovrete spiegarmi da cosa ci deve difendere un esercito di 114.000 unità. Dall’invasione della Svizzera? E a cosa servono tutti quei corpi di polizia? Non basterebbero la Polizia di Stato e la Polizia Locale come in qualsiasi altro paese? A cosa servono i Carabinieri? A farci ridere nelle barzellette?
Nessuno, neanche il fantomatico movimento cinque stelle, che nel frattempo chiede l’abolizione delle Province si chiede se non sia il caso di mettere mano in quel coacervo di interessi e privilegi che sono le Forze dell’Ordine. Forse è il caso però che qualcuno cominci a pensarci.
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giugno 17th, 2009

«Abbiamo fatto una cazzata». Questo è tutto quello che hanno saputo dire due finanzieri di fronte ad un’accusa di
stupro da parte di una prostituta romena di vent’anni circa. Non si sa bene però a cosa si riferissero. Sarà stata una cazzata rischiare il carcere quando avrebbero potuto pagarla per avere lo stesso servizio? Sarà stata una cazzata usare la macchina di servizio per stuprare una donna che avrebbe potuto cosi facilmente farli rintracciare?
Non si sa. Quello che si sa è che non si ode il coro di voci che avrebbero riempito le pagine se i protagonisti del fatto fossero stati diversi. Nessun augurio di un ritorno alla pena di morte. Nessun trattato sui benefici della castrazione chimica. Nessun accusa preventiva al lassismo della giustizia incapace di far scontare una pena con certezza. Nessuna polemica sull’indulto. Nessuna spedizione punitiva. Nessun battuta di caccia alla ricerca delle belve umane. Nessuna analisi dello sguardo diabolico del mostro sbattuto in prima pagina.
È stata data a malapena la notizia. Su qualche quotidiano. Su delle pagine interne. I due sono accusati di aver commesso sei o sette reati secondo il codice penale. Secondo il codice morale comune invece sembrano averne commesso solo uno: un piccolo furto.
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aprile 8th, 2009
Educatore - Pensate che chi controlla che la legge sia rispettata, la polizia per esempio, possa controllare o fare ciò che vuole?
Studente A – Si, per esempio possono picchiare quelli che sono in una manifestazione
Studente B – Ma no, cosa dici?! Cioè, si li può picchiare, ma solo sulla schiena.
Sulla schiena. Proprio come
Ian Tomlison, il tizio che vedete nel video. L’uomo deceduto durante le proteste al G20 di Londra. Deceduto per cause naturali. Questa era stata la prima dichiarazione ufficiale. Cause naturali come quelle che hanno ucciso
Aldrovandi.
La causa naturale è stata l’arresto cardiaco dovuto al malore che lo ha colpito poco dopo aver ricevuto una manganellata alla nuca ed aver picchiato la testa cadendo. Lo sappiamo solo per la testimonianza di tre coraggiose persone e perché alla fine è venuto fuori un video. Altrimenti saremmo ancora alla versione iniziale. E nella maggior parte dei casi non esce nessun video. La versione della polizia è l’unica che abbiamo. E i decessi per “cause naturali” per esempio in carcere sono più di quelli che riuscite a immaginare.
Quello che è ho riportato all’inizio invece è uno scambio di battute avvenuto in una terza media dove si discuteva di diritti e de La Costituzione. Ci sono ragazzi, e sono molti, che non sanno neppure quali sono i loro diritti. Sono ragazzi che hanno due sole scelte. O non protestare e manifestare mai o farlo pensando che la polizia può far loro tutto quello che vuole e di conseguenza che loro possono fare alla polizia tutto quello che vogliono per difendersi. Anche prendere un estintore in mano per esempio.
Questo modo di pensare è il frutto della semina avvenuta negli ultimi anni. Dal G8 di Genova in poi. Concimata con le dichiarazioni di Ministri come Brunetta, Maroni, La Russa e lo stesso Presidente del Consiglio. Innaffiati con centinaia di trasmissioni in cui si criminalizza chi manifesta la propria idea e si diffonde l’immagine di irresponsabili guerriglieri.
Ma i guerriglieri sono questi

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marzo 26th, 2009
La retorica che si muove intorno al discorso sugli incidenti stradali è l’esempio perfetto di come i mezzi di informazione contribuiscano a catalizzare i sentimenti di rifiuto per le istituzioni sia di chi infrange la legge sia di chi rimane vittima di queste infrazioni e non si ritiene abbastanza tutelato. A tutto vantaggio ovviamente di una parte sola. La prima.
L’indignazione contro la magistratura costa poco e rende molto. Ci puoi condire un discorso od un articolo e strizzare l’occhio all’italiano medio che aspetta solo un’altra scusa per infrangere le regole.
Sbagliereste se pensaste che Berlusconi abbia il monopolio dell’insulto al potere giudiziario. Le sue gesta si inseriscono in una tradizione ben radicata nella quale si esercitano ogni giorno migliaia di persone tra cui anche gli “insospettabili” giornalisti di Repubblica. Certo questi ultimi sono costretti ad utilizzare metodi più sofisticati e non possono permettersi di definire giudici e magistrati un cancro.
Quello che possono fare invece è insinuare nei lettori il dubbio che l’ostacolo che separa un paese in cui vige il generale disprezzo delle regole ed un paese civile sia proprio la magistratura. Possono farlo perché approfittano della distrazione del lettore o della sua ignoranza dell’italiano o delle leggi.
Cosi per esempio Vincenzo Borgomeo, a conclusione di un articolo che saluta come una rivoluzione quello che in realtà è un semplice inasprimento delle pene, può indignarsi perché nonostante la buona volontà della nostra classe politica, alla magistratura “non basta essere ubriachi al volante ed aver falciato due persone sul marciapiede per meritare una condanna per omicidio volontario…”
L’articolo si conclude con i puntini di sospensione, come l’sms di un quindicenne, per lasciare al lettore il completamento del pensiero già però implicitamente espresso.
L’allegato articolo di Bruno Persano che parla proprio di quella sentenza riprende là dove i puntini di sospensione ci avevano lasciato per attribuire alla magistratura la volontà di opporsi di fatto alla linea dura. Lascia pensare quindi che la decisione tra le due categorie dipenda esclusivamente dalla malvagità, dal lassismo, dalla diversità antropologica, dai sociologismi senza prendersi la briga di spiegare la differenza che corre tra l’omicidio volontario e l’omicidio colposo o sottolineare che in giurisprudenza, a differenza che nel giornalismo, le parole hanno un significato preciso.
Eppure spiegare la differenza tra omicidio volontario e omicidio colposo non sarebbe poi cosi difficile. E anche se voleste farlo da soli non impieghereste che un paio di minuti.
L’omicidio volontario si ha quando qualcuno uccide una persona perché era sua intenzione farlo o perché nonostante la certezza che quello che stava facendo avrebbe portato alla morte di qualcuno ha deciso di farlo comunque. Si parla di certezza o di previsione. L’omicidio colposo invece si ha quando la morte di una persona non è voluta, non è prevista o prevedibile, appunto involontaria, e causata dall’omissione di alcune precauzioni, come quella di non bere prima di mettersi alla guida. E in questo caso sono già comunque previsti dai tre ai dieci anni di galera, il ritiro della patente e la confisca dell’auto.
Sarebbe stato interessante che i due indignati giornalisti si fossero chiesti perché nel caso della morte di un lavoratore a causa del mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza da parte di imprenditori non sotto l’effetto dell’alcol non siano previsti 15 anni di galera per omicidio volontario, né il ritiro della licenza ad intraprendere una qualsiasi altra attività imprenditoriale, né la confisca dell’azienda. Sarebbe stato interessante che si fossero chiesti perché anzi il Ministro del Lavoro Sacconi stia lavorando invece proprio ad una riduzione delle sanzioni e pene relative a quel tipo di infrazioni.
Ma evidentemente il bersaglio non può essere un governo votato dalla maggioranza degli italiani, un parlamento votato da tutti gli italiani, coloro che bevono, coloro che guidano, coloro che non rispettano le leggi sul lavoro o le leggi in generale. Sarebbero troppe persone. Sarebbe controproducente e poco popolare. Molto meglio coalizzare tutti contro quei pochi che le leggi hanno il compito di farle rispettare.
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