Continuavano a chiamarlo Raìs

marzo 24th, 2011

Leggendo i giornali e siti internet di queste settimane ancora non riesco a comprendere perché nei titoli e negli articoli si continui a riferirsi a Gheddafi come il “raìs” (o “Raìs”).

RÀIS

s. m. [dall’arabo e turco ra’īs «capo», in grafia turca mod. reis]. – 1. Nel periodo dell’egemonia ottomana e barbaresca nel Mediterraneo, voce molto diffusa in varî paesi mediterranei col significato di «capitano di bastimento». 2. Nelle tonnare di Sicilia, chi dirige l’organizzazione tecnica e comanda gli uomini addetti alle operazioni di pesca (in sicil., ràisi, che significa anche, più genericam., «capobarca»), incarico in genere trasmesso di padre in figlio: è detto r. di montagna l’uomo che, stando di vedetta in un luogo elevato, avvista e annuncia l’arrivo delle frotte di tonni. 3. Appellativo del presidente della repubblica, in alcuni paesi arabi.

Oppure più genericamente,

RAIS [ràis o raìs] s.m. inv.

• Nei Paesi arabi, capo, comandante

Ora, Gheddafi ufficialmente non ricopre alcuna carica dal 1979. Continuando a chiamarlo “capo” o “comandante” gli si da una legittimità che non ha. Come quando lo si riceve per gli incontri ufficiali tra capi di governo o come quando gli si bacia la mano. Capisco i problemi di spazio nei titoli ma persone che lavorano con le parole dovrebbero conoscere l’importanza di usare quelle giuste.

 

Libia. Qualunque cosa pensi, è sbagliata.

marzo 21st, 2011

È vero che nessuno ha mai proposto una “no fly zone” in Cecenia, Palestina, Tibet e Birmania, ma non è un buon argomento da usare contro l’intervento in Libia. Se dite questo, in sostanza state dicendo che quello che sta avvenendo in Libia si può paragonare a ciò che sta succedendo, o è successo, nei paesi sopra citati. In più state suggerendo che in quei casi sarebbe stato giusto intervenire e di conseguenza state dicendo che è giusto intervenire in Libia. Perché se invece state sostenendo il contrario, cioè che nessuno deve intervenire in Libia poiché non lo si è fatto in altre situazioni in cui sarebbe stato giusto, state affermando che due errori fanno una cosa giusta.

Lo dico perché sono in diversi in questi giorni a incappare in questo errore, da Marcello Veneziani a Massimo Fini, da Giorgio Bocca a Nichi Vendola.

Gino Strada per esempio dice una cosa diversa. Cioè che non si dovrebbe intervenire mai, o almeno che non si dovrebbe intervenire mai militarmente, cosa con cui in linea di principio sarei d’accordo, da qui, seduto al mio computer. Mi chiedo però cosa mi sarei aspettato dalla “comunità internazionale” se fossi stato un ebreo nei campi di sterminio nazisti, un bosniaco nella Sarajevo assediata, un palestinese sotto le bombe israeliane a Gaza, un ceceno vittima dell’oppressione Russa, etc.

Vi avrei chiesto di restare a guardare mentre venivo trucidato?

Il fondatore di Emergency dice che l’intervento sembra divenuto una necessità perché non si è fatto niente prima. Ed è vero. Nonostante si sapesse chi era Gheddafi e cosa faceva si è continuato a farci affari e a baciargli le mani. Chi aveva veramente a cuore i diritti umani e le persone a cui vengono negati ha sempre protestato, inascoltato, per questo stato di cose, ma adesso si può tornare indietro nel tempo? Non credo. Dunque neanche questo è un argomento valido.

Personalmente mi trovo a disagio ad esprimere certezze in proposito ed invidio un po’ chi ne ha così tante, perché io resto convinto che anche un solo innocente rimasto ucciso sotto le bombe “alleate” sia un prezzo troppo alto da pagare per l’intervento e, allo stesso tempo, che anche un solo innocente rimasto ucciso dalle milizie di Gheddafi mentre restiamo a guardare sia un prezzo troppo alto da pagare per la “pace”.

 

Il pacifismo non è una scampagnata

marzo 7th, 2011

Di manifestazioni contro le guerre ne ho fatte tante. Le prime furono contro la prima guerra in Iraq, nel gennaio del 91. Era piuttosto facile decidere da che parte stare a 16 anni. La guerra è uno schifo. Io che mi avvicinavo all’età per il servizio di leva, all’epoca obbligatorio, non avrei mai imbracciato un arma contro nessuno. Poi gli anni passano e inizi a comprendere che alcune situazioni sono complesse e difficilmente possono essere affrontate senza che mille dubbi continuino a ronzarti nella testa qualunque posizione tu scelga di prendere, se riesci a prenderne una, e quando ho manifestato contro la seconda guerra in Iraq, nel 2003, fu cosa ben diversa.

Oggi Veltroni si chiede perché nessuno in Italia stia manifestando contro Gheddafi.

Oltre al fatto che è il genere di argomento usato da intellettuali del calibro di Veneziani e Ferrara, oltre al fatto che la manifestazione sarebbe totalmente inutile visto che Gheddafi se ne fregherebbe (vedi Piste) , il problema è: che cosa chiederebbe una manifestazione del genere all’unica istituzione a cui potrebbe rivolgersi e cioè il proprio governo ed il proprio parlamento? Un intervento militare contro Gheddafi oppure l’astensione dalla partecipazione all’ennesima guerra di esportazione della democrazia e di importazione del petrolio?

La scoperta di un pacifismo diverso da quello ingenuo e ridotto ad una caricatura soprattutto dai signori della guerra, ma anche da chi in età adulta continua ad assumerlo acriticamente, per me è coincisa con la riscoperta di quello che avveniva in Bosnia negli anni tra il 1993 e il 1995. Sapere che opporsi “pacifisticamente” ad un intervento esterno ha permesso il massacro di centinaia di migliaia di innocenti, l’assedio di Sarajevo, il genocidio di Srebrenica e la rinascita dei campi di concentramento nel bel mezzo dell’Europa, ha significato lasciare in balia dei loro aguzzini persone disarmate e senza alcuna colpa se non quella di esistere, mi ha lasciato più di qualche dubbio su quel pacifismo indifferente che può essere sintetizzato nella formula “che siano i popoli a decidere in completa autonomia, senza interventi militari ed ingerenze dall’esterno”. Potremo aggiungerci pure Cecenia e Ruwanda. Potremo chiederci cosa sarebbe stato dell'Europa senza l'intervento esterno di USA e URSS nella seconda guerra mondiale.

L’indifferenza è un’altra cosa dal pacifismo. Le manifestazioni a casaccio di Veltroni sono un’altra cosa dal pacifismo.

Io, insieme ad altri, mi chiedo di nuovo che cosa sia giusto. Dobbiamo intervenire in Libia oppure no? Per rispondere a queste domande servirebbe un’informazione ampia e completa, oltre ad una capacità di analisi dei fatti. Purtroppo la maggior parte delle cose che si leggono vengono scritte dalle scrivanie delle redazioni sulla base delle agenzie da persone che spesso ne sanno quanto chi legge. E mi riferisco sia a quelle che parlano di complotti guidati da Washington (sostenendo così le tesi di Gheddafi), sia a quelle che parlano della rivolta di un popolo che aspira alla libertà.

I signori della logica e della guerra

giugno 6th, 2010
Fatemi capire. Secondo molti, tra cui anche Malvino e altri signori della logica, Israele avrebbe il diritto di disintegrare le navi in arrivo a Gaza, con a bordo gente più o meno pacifista, perché unica democrazia accerchiata da stati islamici agguerritissimi. Se c’hanno il grilletto facile insomma è colpa dell’accerchiamento. Lo stesso accerchiamento che subisce la gente della Striscia di Gaza, circondata dall’esercito più potente dell’intero medio oriente, che dunque, secondo questa logica, sarebbe legittimata a sparare missili a casaccio fin dove può arrivare, farsi saltare in aria nei caffè israeliani, catturare soldati dell’esercito accerchiante. È legittima difesa pure questa. Oppure no? Me lo spiegano i signori della logica e della guerra dove si ferma questa catena? Come si distingue tra terroristi e legittimi difensori? In base alla fede di appartenenza? Se Hamas gettasse le armi Israele sarebbe meno accerchiata? Egitto, Siria, Libano e Iran cesserebbero di esistere?
Sono domande semplici lo so, persino troppo, eppure se gli fate queste domande mica vi rispondono. Sono troppo impegnati a scartabellare nelle biografie di tutti coloro che osano mettere il naso in Palestina per trovare le prove che non sono santi. Un’impresa davvero difficile. Sono i signori della logica, quelli che dicono di odiare le ragioni del cuore, ma che hanno già deciso chi amare e chi no.

Mi si nota di più se faccio il filo-palestinese o se faccio il filo-israeliano?

giugno 2nd, 2010
Quando si tratta di scrivere o parlare di Israele e Palestina in molti rinunciano al sano esercizio del dubbio e si limitano a replicare le posizioni degli schieramenti in conflitto dimostrando con i mezzi che gli sono più familiari la propria appartenenza. Così  c’è chi titola a tutta pagina “Hanno fatto bene a sparare” e c’è chi va a manifestare al ghetto ebraico di Roma. Ci deve essere da qualche parte un interruttore che si spegne quando ci si trova a commentare notizie provenienti da Gerusalemme o Tel Aviv se anche blogger e giornalisti non riescono a fare a meno, con le loro parole, di riprodurre la guerra. Ci deve essere un gigantesco gorgo che risucchia parole e argomentazioni se tutto quello che si riesce a scrivere sono “legittima difesa” e “non c’era altra scelta”.
Legittima difesa e assenza di scelta sono le due motivazioni con cui tutti i peggiori regimi della storia hanno giustificato massacri, stermini, genocidi. Senza voler per questo paragonare Israele ad uno di questi regimi, stessi scrivendo in difesa dell’operato dell’esercito e del governo israeliano utilizzerei altri argomenti. Ma è anche probabile che non ce ne siano di altri argomenti e che l’unico modo di non mettere in dubbio le proprie certezze ed il solito procedere delle cose porti anche i più arguti a tapparsi gli occhi pur di non vedere tutte le altre scelte possibili. Per tapparli anche a chi legge spesso troverete foto di bambini. Quelli di Gaza uccisi dai bombardamenti israeliani. Oppure quelli, sempre palestinesi, con i cinturoni di dinamite e i lanciarazzi. Dipende dove capitate. In entrambi i casi quei bambini sono vittime di quelli che non vedono altra scelta che la “legittima difesa” a suon di bombe, fucili, aerei e non si peritano a scriverlo, non potendo dare una mano in un altro modo.
Se proverete a mettere in dubbio il dogma della legittima difesa e dell’assenza di scelta vi chiederanno probabilmente di entrare nel merito. Se proverete ad entrare nel merito tornerete a sentirvi obiettare la legittima difesa e l’assenza della scelta. Se provate a condannare il comportamento criminale di Hamas vi daranno del fascista. Se provare a criticare lo sterminio di palestinesi ad opera del governo di Israele vi daranno dell’antisemita. Con parole più o meno raffinate ovviamente. Per esempio vi diranno che gli ebrei vi piacciono solo da vittime. Cosi, per restare nel merito. Per il gusto della discussione.