Tragedia e pregiudizio

gennaio 19th, 2012

Il pregiudizio ha la capacità di resistere anche alla prova dei fatti. La tragedia della Costa Concordia ne è l’esempio. Girano già in rete e fuori commenti  e battute sulle origini napoletane di Schettino. Oggi una lettera con le parole “Il Comandante Schettino è il solito terrone incapace” è stata recapitata al comune nel quale il Comandante è residente. Per qualcuno dunque Schettino è più napoletano o terrone che italiano, ma che differenza fa? Che differenza c’è tra il dire che Schettino è italiota o che Schettino è un terrone incapace? Probabilmente ne ha per un italiano, ma la differenza sta solo nella misura del perimetro del pregiudizio. Prova ne è il fatto che pure il Comandante della Capitaneria di Porto protagonista della telefonata in cui cazziava Schettino è terrone, ma ovviamente nessuno lo prenderà ad esempio della napoletanità, perché il pregiudizio tenderà a riconoscerlo come l’eccezione che conferma la regola e ad assumere come reale solo lo Schettino che conferma il pregiudizio. Cosi vale anche per l’italianità. Italiano era anche il batterista che ha ceduto il posto nella scialuppa ad un bambino e che ha pagato con la vita questa sua premura, ma il pregiudizio riconoscerà come tipicamente italiano solo lo Schettino che “cade accidentalmente” nella scialuppa.

 

Muto devi stare

aprile 14th, 2011

I padri, saggi, lo ricordano sempre ai figli: “Non ti dimenticare da dove vieni. Non ti dimenticare le tue origini. Non ti dimenticare la tua terra.”

I figli protestano: “La mia terra? Ma cosa dici? Io non l’ho mai vista la mia terra. Quella è la tua terra, non la mia terra. Questa è la mia terra.”

Beata gioventù!

Si dimenticano sempre, i giovani, di essere ospiti, di essere stati gentilmente accolti dalla magnanimità del popolo italiano che ha aperto loro le porte, e offre loro gentilmente case in affitto a prezzi di mercato, anzi un po’ di più perché “senti bello, tu sei marocchino nessuno vuole dare le case agli immigrati, prendere o lasciare”, offre loro gentilmente un lavoro sottopagato e faticoso; offre loro tasse da pagare, offre loro un permesso di soggiorno da mantenere con le unghie e con i denti, offre loro una chance, una vita migliore in cui tutti potranno chiamarli marocchino di merda, negro, musulmano testa piatta (non lo sapete, ma è un’offesa), INVASORE, in cui subire tutti i giorni attacchi alla loro “razza”, la magnifica occasione di essere al centro di tutte le politiche sulla sicurezza e di tutti i telegiornali, e poi dulcis in fundo, se per caso accade un crimine in un posto cui per caso passavano di lì, il popolo italiano offre solo per loro la presunzione di colpevolezza. Sono privilegi non da poco.

Si dimenticano i giovani, parlano di un “noi”, si includono nell’esclusivo club del “noi” italico, senza che nessuno li abbia mai invitati. Dicono addirittura “la mia città” parlando di Firenze, Milano, Bologna, Napoli.

Invasori! Li vedete gli invasori? Pensano che Firenze sia loro. Che lo siano anche Milano, e Bologna, e Napoli. Eccoli! Pensano che l’Italia sia loro. Si dimenticano questi stronzi di essere ospiti.

Lo dimenticano a tal punto da prendersi il lusso di parlare, di lamentarsi della loro condizione, di arrabbiarsi. Ingrati! Pretendono il diritto di poter criticare le cose che secondo loro non funzionano, pretendono il diritto di essere considerati alla pari dell’italico cittadino, parlano male della politica italiana, dei politici italiani, della gente italica, del presidente del consiglio. Ingrati! Dai loro una mano e si prendono il braccio. State sereni, però, per fortuna c’è sempre qualcuno che ricorda loro quello che si dimenticano:

“Ehi, ehi tu! Se non ti va bene fuori dalle palle. Questa è casa nostra. Capito? Non tua. Nostra.”

“Muto devi stare! ”

 

Fatjona

 

Bacchettonismo di ritorno

gennaio 22nd, 2011

Il rischio è quello di risvegliarsi in un paese più bacchettone e allo stesso tempo più laido.

Il ricordo è quello della fine della prima repubblica quando la gente inferocita agitava cappi e lanciava monetine ai politici corrotti, ma non per questo smise in privato di approvare quelle condotte o di farne uso all’occorrenza. Non si spiegherebbe altrimenti l’ascesa al potere di Berlusconi che da quegli ambienti corrotti proveniva e che non ha mai rinnegato. In questi anni, dopo mani pulite, l’ammirazione per i furbi e i furbetti è casomai aumentata, salvo poi disperarsi scoprendo di aver affidato i propri risparmi ad un Tanzi o ad un Ricucci qualunque.

Oggi, la condanna per la condotta di Berlusconi e la voglia di molti, compreso il sottoscritto, di togliercelo dai piedi, rischia di farci perdere di vista quale sia il vero danno per il paese. Un sistema mafioso di gestione del potere.

L’ondata di indignazione che sta coinvolgendo ampia parte degli elettori di sinistra, ma anche della Lega e parte del mondo cattolico non ha purtroppo come solo obiettivo la condotta indisciplinata e la mancanza di riservatezza che un uomo che ricopre un ruolo politico del genere dovrebbe avere. No, l’ondata di indignazione rischia di portarsi via come un fiume in piena anche quel poco che rimane di liberale in un paese che liberale non lo è mai stato.

La rivoluzione dei costumi promessa dal 68 e quella liberale promessa dallo stesso Berlusconi non sono mai avvenute. Ancora oggi le prostitute sono viste come rovinatrici famiglie, accusate di fare soldi facili, sono indesiderate come vicine di casa, soggetti da espellere dalla propria comunità. Immersi nella cultura cattolica e in quella comunista (parlo anche coloro come i Berlusconiani che se ne dicono estranei) in pubblico continueremo a marchiare chi si sente libero di esprimere la propria sessualità e la propria personalità senza condizionamenti e ad escluderlo da ogni forma della vita associata. Ancora oggi è difficile ottenere un lavoro se ci si presenta ad un colloquio con un piercing o se ci si dichiara omosessuali o se è risaputo che si fa uso di marijuana. Si può essere presi a bastonate fino alla morte dentro un carcere per aver fatto uso di sostanze stupefacendi e sentir dire le “persone per bene” che in fondo se l’è cercata. Le stesse persone che più di 30 anni fa votarono a favore del divorzio danno oggi giudizi morali su chi poi ne fa uso. Quando si ironizza sulla presenza al family day di persone che in fondo sono divorziate e di famiglie ne hanno più di una si corre il rischio di delegittimare anche chi su quel palco non ci sta e del divorzio ha avuto bisogno davvero e forse a malincuore.

Martedì in un servizio trasmesso da Ballarò si vedevano due signore che discutevano tra loro del caso Berlusconi. Una signora un po’ più anziana lo difendeva affermando che in fondo non era una cosa cosi grave, l’altra, di mezza età, lo avrebbe fatto bruciare tra le fiamme dell’inferno. Eppure sono sicuro che entrambe avrebbero condannato senza pietà qualunque cliente di prostitute, cosi come le prostitute stesse.

Nessuno, purtroppo avrà il coraggio di mettere in discussione il sistema dell’intreccio tra soldi, sesso, potere e droga. È normale, si dice, lo fanno tutti. Lo faresti anche tu se potessi. Questo si dice. Poi verrà semplicemente fatto fuori chi lo ha reso troppo scoperto per farlo funzionare ancora, fatto fuori da chi ha interesse a che continui a funzionare con l’appoggio di chi invece pensa di riuscire a cambiare quel sistema.

E allora, nonostante Berlusconi dovesse andarsene, questo paese rimarrà quello bacchettone delle tette e dei culi in televisione e sui cartelloni pubblicitari, e allo stesso tempo quello che sfratta le prostitute dai condomini, quello delle battute da caserma sugli omosessuali, quello delle botte agli omosessuali, quello del si fa ma non si dice, quello dove la gente fa a gara a chi ha il capo più ricco e con la macchina più grossa, quello dove tutto ti è permesso se sei “qualcuno” e dove ti becchi gli sputi in faccia se non sei nessuno.

Basta il pensiero

dicembre 26th, 2009
Negli Stati Uniti come regalo di Natale sotto l’albero gli americani hanno trovato l’approvazione al Senato della riforma sanitaria di Obama. Trenta milioni di persone che non erano in grado di sostenere i costi di un’assicurazione privata potranno ora contare sulla copertura delle spese mediche da parte dello Stato.
E agli Italiani?
A noi si sa, basta il pensiero.

Cartoline da un manicomio

dicembre 14th, 2009

 

Da ieri sera sto cercando di trovare qualcuno che non dica e scriva cose ovvie. Un’impresa ardua. No alla violenza. Condanniamo il gesto. Il clima di odio. Siamo tutti Berlusconi. Chi si chiede a chi è utile. Chi ha paura di non poter scrivere più il proprio blog. Chi minaccia restrizioni alla libertà di stampa o manifestazione. Chi ricorda che la guerra civile è lo scenario migliore per aprire al fascismo. Guerra civile? A colpi di statuette?

 

Scusate ma a me è venuto da ridere quando ho visto e letto quello che era successo ieri sera a Berlusconi. E viene ancora più da ridere a leggere i commenti di queste ore. Siamo al delirio.

 

Provate a immaginarvi un paese il cui capo di stato, e anche uomo più ricco e potente, viene ucciso da una statuetta di plastica lanciata da un malato di mente durante il suo consueto bagno di folla.

 

E’ un paese che ha perso il senso del ridicolo.

 

Tenetevi i ritagli di giornale di questi giorni. Sono il souvenir di questi anni. Sono cartoline da un manicomio. Perché il pazzo non è Tartaglia. I pazzi commentano, richiamano, monitano, chiariscono, distinguono, avvertono. Cercano solo un pretesto per farlo ma hanno già pronte le parole, quelle poche che riescono ad esprimere. Gente che non sa parlare. Gente che non sa pensare. E dice parole già dette. E pensa cose già vecchie.