E gli elettori stanno a guardare

agosto 25th, 2010
Qualche anno fa con alcuni amici mettemmo su una squadra di calcetto e ci iscrivemmo a un torneo. Fin dalle prime partite ci rendemmo conto di aver sbagliato torneo. E forse anche sport. Avevamo perso tutte le partite. Una media di quasi dieci gol subiti a partita. Una media di mezzo gol fatto a partita. Un disastro. Finché, nel girone di ritorno, incontrammo una squadra di teste di cazzo con cui all’andata avevamo sfiorato la rissa per un loro fallo inutile. Inutile perché che bisogno c’è di stroncare le gambe a chi già sta in piedi a malapena. Il fatto è che in quella partita di ritorno loro erano ancora più nervosi e uno di loro era talmente fatto di redbull che sembrava di giocare su di una big bubble. Infatti si prese un cartellino giallo dopo pochi minuti. Dopo quel cartellino successe quello che nessuno si aspettava. Noi, la squadra più scassata del campionato segnammo un gol alla squadra più incazzosa del campionato andando in vantaggio. Per loro fu la goccia che fece traboccare il vaso. Cominciarono a mandarsi a fare in culo a moccolare e a strattonarsi. Due di loro quasi si presero a pugni e lo avrebbero fatto se un altro, sempre di loro, non li avesse divisi. L’arbitro che avrebbe dovuto espellerli stette a guardare. Su quei campetti è meglio essere cauti. Noi, che avremmo potuto approfittare della situazione, restammo a guardare. Aspettammo tranquilli che avessero finito la loro rissa. La partita riprese. Loro fecero dieci gol. Ci facemmo la doccia e tornammo a casa come tutte le altre sere.
Questa è l’unica cosa che mi è venuta in mente a proposito della crisi di governo estiva. Se non ci vedete il nesso è perché non siete elettori del PD.

Trombato e felice: i dolori (e i piaceri) del giovane Verdini

maggio 7th, 2010
Una carriera costellata di sconfitte politiche per il coordinatore nazionale del Pdl. E oggi nella sua città c’è chi vorrebbe che si dimettesse almeno dalla presidenza del Credito Cooperativo Fiorentino.
[per Giornalettismo]
Un bravo ragazzo eh? Stavo leggendo proprio ora di quest’affare dell’eolico”. Se chiedete di Verdini a Campi Bisenzio è questo che vi sentirete rispondere. O anche peggio. La città è tappezzata delle civette dei giornali che danno la notizia delle indagini che lo hanno raggiunto. Solo qualche anno fa invece era tappezzata dei suoi immensi manifesti elettorali con foto in primo piano e uno slogan: “guardiamoci negli occhi”. Era il 1992 Forza Italia non esisteva ancora, ma Verdini, candidato per il Partito Repubblicano, ne era in qualche modo un precursore. Sia per lo stile dei manifesti che per lo stile di vita. Nella campagna elettorale del 1992 invia un messaggio elettorale a soci e clienti utilizzando la carta intestata della banca di cui è presidente, facendo così scoppiare una violenta polemica, oltre a far aprire un’inchiesta per violazione della legge elettorale, che poi si chiuderà con l’archiviazione. Il “Berlusconi toscano”, come lo chiamano ancora oggi a Firenze, era infatti presidente dal 1991 della Cassa rurale e artigiana di Campi Bisenzio, divenuta poi Banca di credito cooperativo fiorentino.
SPADOLINI COME SPONSOR. Diventa presidente della “banchina”, come affettuosamente la chiamano i campigiani, a seguito di una crisi che l’aveva portata sull’orlo del fallimento. Si parlava di strane manovre con i conti dei clienti. Come molte banche locali della zona la Cassa rurale e artigiana di Campi Bisenzio era controllata da uomini Dc. Per risollevarne le sorti fu deciso di affidarla a Verdini, giovane commercialista entrato da poco nelle grazie di Spadolini dopo averne sposato, in seconde nozze, la segretaria: la contessa Simonetta Fossombroni da Arezzo, ex annunciatrice di Teletoscana, una delle prime televisioni private in Italia. La “banchina” diventa così un po’ più grande. All’apertura della prima filiale nel confinante comune di Calenzano sarà proprio Spadolini a presenziare il taglio del nastro. Prima di allora l’interesse per la politica di Verdini si era limitato all’iscrizione nella sezione locale del Partito Socialista. Ma la dimensione locale gli è sempre andata stretta e nessuno dei socialisti di allora ricorda di una qualche sua partecipazione alle attività del partito. D’altra parte a Firenze i posti importanti erano già occupati da personalità forti. E mai si è candidato alla poltrona di Sindaco. Gli andava stretta. E rischiava di non ottenerla comunque, vista la dimensione del consenso del PCI e dei partiti che ne sono derivati. Tanto valeva rischiare la faccia per qualcosa di più grosso.
UN ESORDIO SFORTUNATO. È cosi che arriva la candidatura alle elezioni politiche del 1992. Il rapporto con gli elettori però è un po’ diverso da quello di Silvio Berlusconi. L’esordio fu abbastanza “sfortunato”, erano le prime elezioni con la preferenza unica e, nonostante la forte personalizzazione impressa alla competizione politica da questo sistema, non venne eletto. A niente servirono i più di 400 milioni di lire spesi per la campagna elettorale in manifesti, cene, cocktail e feste.La sconfitta non lo scoraggia. Non lo scoraggia il fatto che nello stesso anno, suo fratello, Ettore Verdini venga arrestato nell’inchiesta sul piano casa: vicenda che poi si chiude con un’assoluzione. Quella in cui viene arrestato per la prima volta l’oggi molto più celebre Fusi. Cosi nel 1994 ci riprova. Forza Italia esiste già, ma lui si candida nel collegio uninominale maggioritario per il Patto Segni nel quale il Partito Repubblicano era confluito. Anche questa volta “il campigiano che si è fatto da se” resta a mani vuote e non viene eletto. Nonostante non fosse presente neanche il candidato di Forza Italia, Verdini raccoglie a malapena il 16% dei voti contro il 62% di Pino Arlacchi, candidato dei Progressisti. Ma Verdini non ci mette molto a salire sul carro del vincitore. Pochi mesi dopo la seconda bocciatura è già in Forza Italia. Ci entra grazie al coordinatore regionale dell’epoca. Un certo Roberto Tortoli che nel 2008 viene condannato definitivamente a 3 anni e 4 mesi di prigione per il reato di concorso in estorsione nell’ambito di un’inchiesta su degli illeciti commessi nella gestione urbanistica del Comune di Arezzo dal 2000 al 2005.
LA SCALATA A FORZA ITALIA. Il passaggio a Forza Italia gli consente per la prima volta di essere eletto a qualcosa. Nel 1995 si tengono le prime elezioni regionali con l’elezione diretta del presidente. Il Polo delle Libertà candida Paolo Del Debbio, quello di Studio Aperto, che viene ovviamente sconfitto. Il Denis Verdini però riesce ad entrare in consiglio e ne diventa il vicepresidente. Inizia cosi la sua scalata nel partito di Berlusconi. Nel 1996 non è però ancora il suo turno. Il candidato scelto per correre nel suo collegio naturale è Giuliano Ferrara che se la deve vedere con Di Pietro. Denis Verdini porta a spasso Ferrara per tutta la Toscana ma non basta a farlo eleggere. Basta però a fare in modo che il banchiere campigiano diventi azionista del quotidiano di Ferrara di cui oggi possiede il 15% e a guadagnarsi qualche gallone. Nel 2000 deve tuttavia incassare un’altra delusione. Per le elezioni regionali, quelle che segneranno la sconfitta del centro sinistra e porteranno alle dimissioni di D’Alema, Berlusconi e Fini preferiscono candidare alla presidenza della Toscana, Altero Matteoli. A Verdini tocca di nuovo il posto da consigliere regionale e vicepresidente del consiglio.
QUELL’ACCUSA DI STUPRO. Forse perché in quel momento la stella di Verdini era offuscata da un’accusa di stupro che pendeva su di lui. Era stato denunciato da Gabriella Lisa, una commerciante di Campi Bisenzio di 55 anni, cliente del Credito Cooperativo. Dopo aver deciso di aprire un negozio di fioraia con un’ amica, si rivolse alla banca per un finanziamento. Avendo già un’ esposizione, i funzionari non glielo concessero. La signora sostiene che il presidente Verdini le fissò allora un appuntamento nel suo ufficio, che le montò addosso e si sfogò su di lei, dicendole di non fare la stupida perché una persona intelligente quando vuole ottenere qualcosa non dovrebbe badare ai mezzi. La signora sostenne di aver chiamato subito il direttore per discutere con lui la questione del finanziamento e poco dopo furono erogati 10 milioni alla sua amica. Tuttavia al momento in cui la signora sosteneva essersi svolta la vicenda, Verdini si trovava, secondo diversi testimoni, al funerale dell’ex-presidente della banca. Secondo i legali della vittima la sua presenza al funerale non era incompatibile con il reato visto che il corteo funebre era partito a pochi metri dalla banca. Il giudice fu di parere diverso e nel 2002 Verdini venne assolto dalle accuse. L’avvocato di allora era lo stesso Marco Rocchi di oggi. Nel frattempo erano però avvenuti almeno due incontri decisivi. Il primo quando durante la campagna elettorale per le regionali del 2000 Berlusconi sbarca a Livorno e Verdini riceve i complimenti pubblici del leader di Forza Italia. Il secondo nell’agosto dello stesso anno, quando Berlusconi è a Firenze per il funerale della madre del suo portavoce, Paolo Bonaiuti. Nella sua passeggiata trionfale per il centro di Firenze si fece accompagnare proprio da Verdini che ricevette la garanzia che al successivo appuntamento elettorale non sarebbe rimasto a piedi.
 IL MACELLAIO. In parlamento ci arriva infatti nel 2001. Questa volta è il candidato scelto per la sfida nel collegio fiorentino. Ovviamente viene sconfitto di nuovo dal suo avversario diretto che è Vannino Chiti, ex presidente della regione Toscana, ma viene eletto nella quota proporzionale dove è terzo in lista dopo Paolo Bonaiuti e Roberto Tortoli. Un volta in Parlamento Verdini si fa notare solo quando nel 2002 viene beccato da Casini a votare per un altro deputato e buttato fuori dalla Camera. Il lavoro di Verdini è infatti un lavoro oscuro. Un lavoro da macellai. È cosi che si riferisce a lui Berlusconi quando lo sceglie per guidare il partito insieme a Bondi e a La Russa. “Serve un macellaio come lui”. E Denis non si tira indietro: “Sono un tagliatore di teste”. Oggi la testa che potrebbe rotolare è la sua. E accusa Fini di essere il boia. “Ci manca solo che Fini metta qui, al centro del cortile di Montecitorio, una ghigliottina e ogni giorno mozziamo la testa a qualcuno”. Ma la sua testa non l’avranno. Giura l’ex tagliatore di teste.
QUATTRINI=VERDINI. A Campi e dintorni però la preoccupazione più grossa non è tanto quella per una eventuale condanna del concittadino Denis Verdini. Molti sono preoccupati per il rischio fallimento del Credito Cooperativo Fiorentino. Per questo se in pochi si interessano delle sue dimissioni dalle cariche di partito sono molti di più quelli che cominciano a chiedersi se non sia un bene per tutti che si dimettesse almeno dalla presidenza della banca, dove gli ispettori aumentano di giorno in giorno. Al contrario dei versamenti e dell’apertura di nuovi conti. E se entrate in un bar o in una Casa del Popolo di Campi Bisenzio potete ascoltare chi ricorda di come la famiglia Verdini non avesse un soldo e di come lui ne abbia fatti tanti in poco tempo diventando commercialista e usando l’intelligenza che tutti gli riconoscono per mettere a punto affari poco chiari. Diverse, si dice, sono le aziende che si affidano al suo studio e falliscono. Non fallisce però Verdini, anzi. La sua fama divenne tale che ancora si narra di quella volta che davanti al Comune venne appeso uno striscione con su scritto “Se vuoi i quattrini vota Verdini”.

La vita impossibile dell’utilizzatore finale

maggio 4th, 2010
"Non potrei mai abitare in una casa comprata con i soldi di altri. Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l’annullamento del contratto".
Sono le parole con cui Scajola ha dato le dimissioni.
Insomma è la solita storia dell’utilizzatore finale. Questa volta di case. Beh succede. Ti offrono una casa davanti al Colosseo a meno della metà del valore di mercato e te che fai? Stai li a chiederti se c’è qualcosa sotto? Una donna di “bella presenza” di 50 anni più giovane di te ti fa delle avance e te che fai? Stai li a chiederti se qualcuno l’abbia pagata per corromperti?
È proprio difficile la vita dell’utilizzatore finale. Convivere col dubbio se i successi ottenuti siano il frutto del proprio fiuto per gli affari e delle proprie capacità seduttive oppure del lavorio dei ruffiani che si accalcano sul carro dei vincitori è roba che può portarti all’esaurimento. Ma se sei fortunato ci sarà chi ti paga un buon strizza cervelli. Senza che tu lo sappia.

Berlusconi e Feltri. Il poliziotto buono e quello cattivo.

aprile 28th, 2010
C’è da credergli a Silvio Berlusconi quando dice di non parlare spesso con il proprietario de Il Giornale, Paolo Berlusconi, ed il suo direttore, Vittorio Feltri. Lui il telefono lo alza solo quando c’è qualcosa che gli da fastidio. E allora parla con direttori, vicedirettori, presidenti, editori, segretari. Parla con tutti finché non ottiene il risultato. Ma perché mai dovrebbe parlare con Vittorio Feltri quando se la cava egregiamente senza bisogno di consigli e pressioni. Anzi.
Ora Berlusconi e Feltri possono giocare al poliziotto buono e poliziotto cattivo. Cito da Wikipedia:
Il poliziotto cattivo adotta un atteggiamento aggressivo nei confronti del soggetto, con commenti sprezzanti, giochetti e suscitando in generale un senso di antipatia. A questo punto interviene il poliziotto buono, apertamente amichevole, comprensivo in modo da suscitare simpatia nell’interrogato che viene spesso anche difeso dalle prepotenze del poliziotto cattivo. Il soggetto è dunque spinto a collaborare dal senso di gratidudine verso il poliziotto buono e dalla paura di una reazione negativa del poliziotto cattivo.
Capito meglio il perché della “solidarietà” espressa oggi da Berlusconi a Fini?

Gli eroi hanno i fucili. I pirla hanno i bisturi e le penne

aprile 13th, 2010
Irresponsabili. Pirla. Parole già ascoltare. Troppe volte quando si parla di persone che operano per la pace in situazioni difficili. Pronunciate con troppa leggerezza. La stessa leggerezza con la quale si proclamano eroi stallieri e mercenari.
Irresponsabili come Fabio Moreni, Guido Puletti e Sergio Lana, uccisi il 29 Maggio 1993 in Bosnia, mentre andavano a soccorrere donne e bambini ostaggi a zavidovici di un assedio che non finiva più e durante il quale i “responsabili” stavano a guardare. Anzi. Si voltavano dall’altra parte.
Irresponsabili come Ilaria Alpi, Daniele Mastrogiacomo, Giuliana Sgrena e tutti gli altri giornalisti uccisi o sequestrati in zone di conflitto.
Impossibile per qualcuno pensare che in guerra ci si possa anche non schierare. Che si possa lavorare per testimoniare quello che succede o per ridurre i danni provocati dagli “eroi”.
Comunque vada la sentenza è già stata emessa. Pirla.
Frattini è stato persino magnanimo e dopo un primo scivolone ha detto, bontà sua, che “vale anche per loro la presunzione di innocenza”. Avessero avuto delle armi e le avessero sapute usare sarebbe valsa la presunzione di eroicità, come per Quattrocchi, che fu proclamato tale, dallo stesso Frattini, quando ancora non si sapeva nemmeno cosa ci facesse in Iraq.
D’altra parte la linea del governo è chiara e l’ha esposta Gasparri. La pace non si fa con i dottori si fa con le bombe. I pacifisti sono dei traditori della patria come illustra bene un’editoriale di oggi del Giornale su Gino Strada. O al limite dei pirla. Sempre dallo stesso Giornale. Come potrebbe essere possibile altrimenti che nessuno si sia accorto di quello scatolone di armi? Già com’è possibile? Forse nello stesso modo in cui nessuno si accorse di come era finita una molotov nella scuola Diaz?