Bacchettonismo di ritorno

Il rischio è quello di risvegliarsi in un paese più bacchettone e allo stesso tempo più laido.
Il ricordo è quello della fine della prima repubblica quando la gente inferocita agitava cappi e lanciava monetine ai politici corrotti, ma non per questo smise in privato di approvare quelle condotte o di farne uso all’occorrenza. Non si spiegherebbe altrimenti l’ascesa al potere di Berlusconi che da quegli ambienti corrotti proveniva e che non ha mai rinnegato. In questi anni, dopo mani pulite, l’ammirazione per i furbi e i furbetti è casomai aumentata, salvo poi disperarsi scoprendo di aver affidato i propri risparmi ad un Tanzi o ad un Ricucci qualunque.
Oggi, la condanna per la condotta di Berlusconi e la voglia di molti, compreso il sottoscritto, di togliercelo dai piedi, rischia di farci perdere di vista quale sia il vero danno per il paese. Un sistema mafioso di gestione del potere.
L’ondata di indignazione che sta coinvolgendo ampia parte degli elettori di sinistra, ma anche della Lega e parte del mondo cattolico non ha purtroppo come solo obiettivo la condotta indisciplinata e la mancanza di riservatezza che un uomo che ricopre un ruolo politico del genere dovrebbe avere. No, l’ondata di indignazione rischia di portarsi via come un fiume in piena anche quel poco che rimane di liberale in un paese che liberale non lo è mai stato.
La rivoluzione dei costumi promessa dal 68 e quella liberale promessa dallo stesso Berlusconi non sono mai avvenute. Ancora oggi le prostitute sono viste come rovinatrici famiglie, accusate di fare soldi facili, sono indesiderate come vicine di casa, soggetti da espellere dalla propria comunità. Immersi nella cultura cattolica e in quella comunista (parlo anche coloro come i Berlusconiani che se ne dicono estranei) in pubblico continueremo a marchiare chi si sente libero di esprimere la propria sessualità e la propria personalità senza condizionamenti e ad escluderlo da ogni forma della vita associata. Ancora oggi è difficile ottenere un lavoro se ci si presenta ad un colloquio con un piercing o se ci si dichiara omosessuali o se è risaputo che si fa uso di marijuana. Si può essere presi a bastonate fino alla morte dentro un carcere per aver fatto uso di sostanze stupefacendi e sentir dire le “persone per bene” che in fondo se l’è cercata. Le stesse persone che più di 30 anni fa votarono a favore del divorzio danno oggi giudizi morali su chi poi ne fa uso. Quando si ironizza sulla presenza al family day di persone che in fondo sono divorziate e di famiglie ne hanno più di una si corre il rischio di delegittimare anche chi su quel palco non ci sta e del divorzio ha avuto bisogno davvero e forse a malincuore.
Martedì in un servizio trasmesso da Ballarò si vedevano due signore che discutevano tra loro del caso Berlusconi. Una signora un po’ più anziana lo difendeva affermando che in fondo non era una cosa cosi grave, l’altra, di mezza età, lo avrebbe fatto bruciare tra le fiamme dell’inferno. Eppure sono sicuro che entrambe avrebbero condannato senza pietà qualunque cliente di prostitute, cosi come le prostitute stesse.
Nessuno, purtroppo avrà il coraggio di mettere in discussione il sistema dell’intreccio tra soldi, sesso, potere e droga. È normale, si dice, lo fanno tutti. Lo faresti anche tu se potessi. Questo si dice. Poi verrà semplicemente fatto fuori chi lo ha reso troppo scoperto per farlo funzionare ancora, fatto fuori da chi ha interesse a che continui a funzionare con l’appoggio di chi invece pensa di riuscire a cambiare quel sistema.
E allora, nonostante Berlusconi dovesse andarsene, questo paese rimarrà quello bacchettone delle tette e dei culi in televisione e sui cartelloni pubblicitari, e allo stesso tempo quello che sfratta le prostitute dai condomini, quello delle battute da caserma sugli omosessuali, quello delle botte agli omosessuali, quello del si fa ma non si dice, quello dove la gente fa a gara a chi ha il capo più ricco e con la macchina più grossa, quello dove tutto ti è permesso se sei “qualcuno” e dove ti becchi gli sputi in faccia se non sei nessuno.
In senza categoria | Tags: berlusconi, decoro, giornalismo, giustizia, italiani, politica, riflessioni | Comments (3)La riforma di cui nessuno parla

Nel paese dove tutti si dichiarano riformisti c’è una riforma che non viene mai neanche presa in considerazione. Forse perché l’oggetto di questa riforma è costituto da un gruppo sociale in grado di ricattare più di ogni altro sia il potere politico sia la sensibilità dell’elettorato.
Si tratta delle Forze dell’Ordine. Quando si parla delle Forze dell’Ordine si parla sempre e solamente di maggiori investimenti. La benzina per rincorrere i mafiosi, la carta per le fotocopie, chip da impiantare nel cervello degli agenti per aumentarne il quoziente intellettivo medio. Anche il “cittadino” è incoraggiato ad indignarsi nel caso sia previsto qualche taglio in quella direzione. Se si tagliano scuole, servizi sociali, servizi sanitari, pensioni, si provoca qualche manifestazione facilmente gestibile e si va avanti con l’ascia. Tutto fa brodo. E i tagli passano come riforme grazie anche ai grandi editorialisti di giornali come il Corriere della Sera.
Eppure nessuno si è mai sognato di intraprendere la discussione sulla riforma di un settore che ne avrebbe bisogno più di molti altri.
In Italia esistono cinque corpi distinti con compiti spesso sovrapponibili. Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Locale, Esercito, Polizia Penitenziaria.
Oltre a questa selva di corpi diversi e competenze concorrenti è importante rilevare la sovrabbondanza di personale. Un totale di quasi 500.000 addetti. Per ogni 100 mila abitanti, in Italia ci sono circa 559 agenti, in Francia ce ne sono solo 210, in Germania 294, in Gran Bretagna 259. In pratica il doppio degli altri paesi europei.
Quando ci si chiede dove si potrebbero trovare le risorse per le università e la scuola pubblica o per gli ammortizzatori sociali perché non dare un’occhiata al mondo delle divise? Tra stipendi inutili e un patrimonio immobiliare immenso impiegato altrettanto inutilmente ci sarebbe quanto basta per risolvere i problemi che affliggono da sempre il mondo dell’istruzione e della ricerca. Si potrebbe risparmiare anche tanto lavoro a un genio come la Gelmini.
Mi direte che questa è pura demagogia. Per convincermi però dovrete spiegarmi da cosa ci deve difendere un esercito di 114.000 unità. Dall’invasione della Svizzera? E a cosa servono tutti quei corpi di polizia? Non basterebbero la Polizia di Stato e la Polizia Locale come in qualsiasi altro paese? A cosa servono i Carabinieri? A farci ridere nelle barzellette?
Nessuno, neanche il fantomatico movimento cinque stelle, che nel frattempo chiede l’abolizione delle Province si chiede se non sia il caso di mettere mano in quel coacervo di interessi e privilegi che sono le Forze dell’Ordine. Forse è il caso però che qualcuno cominci a pensarci.
In senza categoria | Tags: forze dellordine, politica, riflessioni | Comment (1)L’anno che verrà

La democrazia del bidet

Il berlusconismo in un paese solo

