La nostalgia del giornalista

aprile 8th, 2011

Ieri ho assistito ad una lezione nella quale Piero Meucci, noto giornalista toscano, prendeva spunto dalla rilevazione delle notizie più cliccate nel 2009 per sostenere che i lettori lasciati a se stessi, senza la guida di un giornalista che gli detti la gerarchia delle notizie, si possano perdere in frivolezze.

Nel 2009 infatti le notizie più cliccate negli Stati Uniti sono state nell’ordine:

il fallito tentativo di battere il record di sesso orale da parte di Cora, una 19enne pornostar di Amburgo svenuta al 75esimo orgasmo maschile

la morte di Michael Jackson

le peripezie di Lady Gaga

Ma le cose stanno davvero così? Oppure l’analisi pessimistica è dettata dalla fondamentale mancanza di comprensione di un mezzo sconosciuto a coloro che ancora rimpiangono i tempi del telefono a gettoni e soprattutto dal pregiudizio che questa incomprensione comporta?

È vero che ancora per una larga fetta della popolazione un fatto che non è passato in TV è un fatto che non è mai successo, ma lasciando da parte le polemiche riguardo a telegiornali come il Tg1 e Studio Aperto sempre più infarciti di cazzate, siamo proprio sicuri che i giornalisti abbiano mai avuto il potere di imporre la propria classifica di importanza delle notizie?

Il fatto è che comunque la si pensi non è possibile dimostrarlo. Per i siti internet è semplice sapere quale sia la notizia più cliccata, anche se non è detto che sia la più letta, gradita o considerata importante. Per i giornali di carta o per i telegiornali invece come si fa a stabilire quale sia l’articolo più letto o il servizio più gradito? Il direttore può impaginarmi il giornale come vuole lui, ma quando mi capiterà tra le mani sarò libero di leggerlo come voglio io. Ricordo ancora quando cominciavo a sfogliarlo dalla fine perché mi interessava solo la cronaca sportiva. Oggi leggo altre cose, ma dopo aver guardato la prima pagina decido io quali articoli leggere e quali saltare. Cosi come davanti al telegiornale posso decidere io quando alzarmi per andare a pisciare perché stanno passando una cosa che non mi interessa e quando invece guardare e ascoltare.

Insomma guardare alle notizie più cliccate non ci dice proprio un bel niente. È pur vero che l’utente di internet è più libero di andarsi a leggere le notizie che vuole, ma allo stesso tempo i siti dei grandi giornali sono quelli più visitati e se possiamo trovare una notizia sul record di pompini è perché un qualche sito di informazione ha deciso che quella fosse una notizia.

La grande questione invece rimane quella  del gap cognitivo che si crea tra chi si informa su internet e chi non ha altri mezzi che la televisione, un gap che rischia di creare due universi paralleli e non comunicanti tra loro anche se, va detto, si può avere pure un collegamento ad internet 24 ore su 24 e non essere mai stati su Repubblica.it

Insomma le cose sono un po’ più complesse di come sembra e lasciarsi guidare dalla nostalgia non è un buon modo per tentare di comprenderle.

 

La macchina perfetta di Ricci e Berlusconi

aprile 4th, 2011

L’argomento è tornato d’attualità dopo l’episodio della falsa aquilana a Forum. La televisione può o non può essere un mezzo per controllare l’opinione pubblica? Ora, premesso che mi pare quantomeno ingenuo meravigliarsi, e dunque indignarsi, nello scoprire oggi, dopo 30 anni di televisione commerciale, che nelle trasmissioni televisive compaiano figuranti che recitano copioni scritti da autori più o meno brillanti e onesti, credo che nell’analizzare la questione dovremmo prendere in considerazione i nuovi elementi emersi in questi ultimi mesi e ammettere che ci eravamo sbagliati.

Se non possiamo attribuire a Berlusconi una responsabilità così grande come quella di aver inventato la televisione commerciale, che evidentemente nasce e si diffonde prima in altri paesi, trasformandoli, sarebbe però ingiusto negare le peculiarità della creatura berlusconiana.

È pur vero che le caratteristiche e le potenzialità del mezzo televisivo restano le stesse da paese a paese ed è sintomatico il fatto che nelle dittature recentemente rovesciante nel Nord Africa le televisioni fossero controllate dai dittatori, ma pensare che Mediaset serva solamente a limitare le informazioni sulle quali i cittadini possono ragionare e dunque farsi un opinione per fare in modo che chi la controlla possa vincere le elezioni mi pare riduttivo e lascerebbe irrisolta la caratteristica che distingue maggiormente il nostro sistema televisivo da quelli dei paesi occidentali: la presenza femminile.

È inutile che Antonio Ricci si schermisca dietro qualche foto di donna tratta da L’Espresso o da riviste come D e Vanity Fair. L’autore di Drive In e Striscia la notizia in coppia con il suo editore ha creato nel corso degli anni una macchina perfetta nella quale il mantenimento del potere è solo una delle condizioni che ne permettono il funzionamento ma non lo scopo finale, che è un altro.

Il perfezionamento del sistema Berlusconi-Ricci può essere riassunto dividendolo in tre fasi. Prima hanno creato il bisogno televisivo della velina. Un programma senza velina (o un suo equivalente) non è un programma degno di essere visto. Il primo passo è stato abbastanza semplice essendo i primi due quasi monopolisti della televisione. Poi hanno creato il bisogno sessuale della velina (o un suo equivalente). Un calciatore senza una velina non era degno di essere considerato un uomo ed essendo i calciatori un modello di vita per milioni di adolescenti in piena tempesta ormonale era chiaro che la velina divenisse l’oggetto del desiderio per milioni di adolescenti in piena tempesta ormonale, e non solo. La terza fase consisteva nella creazione del bisogno sociale della velina. Se il mestiere più ambito per i maschi era il calciatore, il corrispettivo femminile non poteva che essere la velina. Se dunque a questo punto la velina era già un qualcosa di indispensabile per gli uomini (in tv e nella vita) lo diventa anche per le donne. Essere velina o tentare di assomigliarci permette anche nel caso non si riesca a sfondare in tv una certa approvazione sociale. Non rimaneva altro da fare che mantenere il monopolio dell’offerta dei posti da velina in modo da avere potere contrattuale nei confronti dei milioni di aspiranti veline. Ecco dunque che il mantenimento del potere, attraverso notiziari e programmi d’intrattenimento pilotati e leggi ad personam, diviene solo il mezzo grazie al quale poter decidere chi può diventare una velina e chi no, e a quale prezzo.

L’impero mediatico-finanziario di Silvio Berlusconi non è dunque un multiforme sistema realizzato per ottundere le menti degli elettori e raccoglierne i voti. No, o almeno, non solo. L’impero mediatico-finanziario messo su da Silvio Berlusconi è il più complesso sistema mai concepito e realizzato nella storia dell’uomo per rimediare un po’ di fica.

 

Il diritto di non guardare Ferrara

marzo 24th, 2011

Oggi mi sono visto la rubrica di Aldo Grasso che parlava di Giuliano Ferrara perché ero certo che ci avrei trovato un mucchio di sensate stupidaggini. Aldo Grasso ha questo dono, quello di dire delle immani fesserie recitandole come se fossero argute riflessioni.

Siccome ha ricevuto un’email che lo invitava a non guardare il programma di Ferrara ha pensato bene che potesse essere l’argomento della sua rubrica. Solo che quando si parla di censura bisogna essere un po’ più precisi e soprattutto non andrebbe confusa col boicottaggio.

Gli spettatori non hanno il potere di censurare nessuno. Non lo possono avere neanche se volessero. Non guardare un programma che si ritiene sia una cacata è un comportamento legittimo, cosi come è legittimo invitare gli altri a fare la stessa cosa perché saranno liberi di decidere se accettare l’invito oppure no. Si tratta quindi di esercitare legittimamente la propria libertà, il contrario della censura. Guardare o non guardare un programma è l’unica scelta che hanno gli spettatori e anche l’unico modo che hanno di influenzare le scelte di un direttore di rete che ha il potere di decidere (lui si) che cosa va in onda e che cosa no.

Ferrara ha il diritto di fare i suoi editoriali, gli spettatori hanno il diritto di non guardarli, Aldo Grasso ha il diritto di cestinare le email che gli arrivano. Quello che non possono invece fare Ferrara e Grasso è riempire le loro rubriche con delle palesi falsità. O meglio, non potrebbero se fossero sottoposti a dei direttori che si preoccupano della correttezza delle cose che pubblicano piuttosto che di leccare il culo alle persone per cui lavorano.

 

Mi è andato un postribolo in un occhio

gennaio 26th, 2011

A giudicare dalle centinaia di visite che sto ricevendo da persone che cercano su internet il significato della parola “postribolo” si direbbe che Berlusconi abbia perso il contatto con il suo pubblico. È vero che era intervenuto in una trasmissione piena di intellettuali (infatti ho provato quasi pena per il povero Tosi che non riusciva a interloquire) e quindi ha dovuto modificare il suo solito registro, ma ora il web è pieno di berlusconiani spaesati. Qualcuno avrà dovuto imparare a usare Google e finire su tutti questi siti di comunisti che gli spiegano cos’è un “postribolo” per non rischiare di aprire un negozio di souvenir con quel nome, oppure di ritrovarsi  ad una cena e chiedere “scusa mi passi il postribolo” oppure dire “mi è andato un postribolo in un occhio”.

Potete aggiungerne delle altre se vi vengono. Le migliori verranno pubblicate sul blog!

Postribolo

gennaio 25th, 2011

Postribolo

Postribolo:  Luogo di infimo livello, ove viene esercitata, la prostituzione in maniera più o meno legale. Sinonimi: bordello

Avrebbe potuto usare anche un altro termine Berlusconi per definire e insultare L’Infedele, la trasmissione di Gad Lerner. Invece no. "Postribolo televisivo". Forse l'insulto era il "televisivo".

O forse sarà mica geloso dei postriboli ai quali non viene invitato? Certo è che fa tristezza pensare ad un Presidente del Consiglio, che da solo nella sua reggia, con la borsa dell'acqua calda sulle gambe, prende il telefono per telefonare alle trasmissioni televisive come una casalinga o un anziano annoiato qualsiasi.

Se la cronologia di Chrome fosse migliore avrei potuto linkarvi un'editoriale del Il Giornale della settimana scorsa dove si metteva in dubbio la professionalità di Floris che non aveva fatto parlare Berlusconi che aveva telefonato in trasmissione. Si diceva che dandogli la parola avrebbe fatto il suo mestiere di giornalista, avrebbe perfino potuto fare uno scoop, ricavando magari anche qualche dichiarazione inedita del Presidente del Consiglio. 

Beh, ieri sera, abbiamo avuto la prova che Floris si era perso solo una raffica di insulti, ed è sempre più evidente il motivo per cui Silvio Berlusconi non partecipa ad alcun dibattito televisivo e non. Perché l'arteriosclerosi è galoppante. Si è fatto pure l'amico immaginario. Chi vuoi che gli abbia telefonato a quell'ora per dirgli di guardare Lerner?! Anzi sintonizzarsi.

Ha messo in imbarazzo pure un'altra signora anziana come la Zanicchi, che forse non ha capito bene di aver disobbedito ad un ordine del capo non andandosene quando Silvio glielo ha urlato. Spero che il trafugamento della bara di Mike Bongiorno non fosse un avvertimento per lei.

[vedi anche "Mi è andato un postribolo in un occhio"]